Il biologico doveva arrivare al 100% invece la percentuale attuale è del 61%; la plastica doveva essere del tutto eliminata invece i piatti di ceramica tra i tavoli della scuola materna non sono ancora arrivati. Proprio per ottenere ciò che era stato promesso ma che ancora non è stato del tutto ottenuto, il Coordinamento delle commissioni mense scolastiche di Bologna, formato da un gruppo di genitori che dal novembre 2011 è interessato a migliorare la qualità delle mense scolastiche dei propri figli, ha indetto un nuovo sciopero “del panino” per venerdì 21 novembre.
Dopo quello del 5 maggio, in cui i genitori invitarono i figli a rifiutare il cibo della mensa, se ne prospetta un altro per ottenere tutto quello che ancora non è stato ottenuto. “Non è più sufficiente che il sindaco Virginio Merola risponda che ‘lo farà’ – spiegano i membri del coordinamento mediante un comunicato stampa-. Non crediamo più nelle promesse, ma vogliamo fatti”. L’Osservatorio mense conferma lo sciopero del 21 novembre con le seguenti richieste:
1) Tariffe più basse. Il sistema tariffario del futuro dovrà essere pesantemente rivisto: dovrebbe diventare a consumo puro e non superare i 5,32 € (ad oggi effettivo costo del pasto per il Comune). Saremo soddisfatti solo se vedremo la convocazione straordinaria del Consiglio Comunale che porti all’ordine del giorno la delibera sulle nuove tariffe così come indicato.
2) Restituzione credito delle famiglie di 5,6 milioni da parte dei soci privati di Seribo (Camst e Elior). Ai soci privati e in particolare a CAMST, una delle Cooperative sociali che maggiormente hanno influenzato la storia del lavoro e dello sviluppo della città di Bologna, si chiede non di riscuotere ma di restituire ai genitori dei bambini bolognesi e alla città intera quei profitti che dovevano essere investiti fin dall’inizio nella costruzione dei nuovi centri pasti. La società cooperativa ha sempre dichiarato di voler agire sul mercato senza fini di lucro individuale. Ribadiamo che, su questo fronte, saremo soddisfatti solo se vedremo il Comune uscire dall’assemblea dei soci del 18 novembre con un assegno da 5,6 milioni di euro a titolo di risarcimento per mancati investimenti, a tanto ammonta il credito della città e delle famiglie.
3) Nuovo contratto con significativo miglioramento del servizio tale da includere il documento di capitolato “la mensa che vorremmo”(menù migliori, più biologico, più controlli e partecipazione nella gestione da parte dei genitori). I tempi per bandire la gara sono ormai strettissimi e la questione con i soci privati va risolta nel più breve tempo possibile senza perdite di denaro pubblico. E poi vogliamo vedere un serio bando di gara, che apra alla concorrenza e imponga elevati livelli di qualità.
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