Quando il bambino non dorme

Il bambino che “non dorme” e il bambino “che non mangia” sono tra i problemi più frequenti che i genitori pongono al proprio Pediatra. E sono problemi non facili da risolvere perché non c’è una soluzione uguale per tutti, una medicina che faccia dormire o che faccia mangiare. Perché molto spesso il bambino non ha “qualcosa che non va” ed è solo una questione di relazione tra grandi e piccoli, un non capirsi sulle esigenze del bambino, un non trovarsi sui tempi e sui modi del dormire e del mangiare, è una questione non solo di quantità ma soprattutto di qualità delle risposte da dare alle domande del bambino. Siamo tutti d’accordo che non è facile, né per i genitori né per i pediatri.

Veniamo al sonno.

nanna, neonatoIl bambino piccolo (meno di tre anni) che non dorme come, quanto e quando noi  pensiamo sia giusto dorma, può essere destabilizzante per una famiglia agli esordi. C’è la preoccupazione che qualcosa non vada per il verso giusto, che non stia bene, c’è la necessità che i genitori riposino il giusto, che la mattina dopo vadano a lavorare, che i ritmi familiari non siano in qualche modo sconvolti da abitudini di sonno troppo bizzarre o imprevedibili. Di tutto questo, naturalmente, il bambino non si fa alcun carico, tutto concentrato com’è sulle proprie esigenze e può apparire poco interessato a rispettare le “regole” del sonno e della veglia.

Ma da quali esigenze è regolato il sonno del bambino, al di là del fondamentale stimolo della fame che lo spinge, evidentemente, a svegliarsi per procurarsi in qualche maniera il cibo? Il bambino piccolo è, per definizione, indifeso e incapace di proteggersi da solo e pertanto deve essere particolarmente vigile e attento a quello che lo circonda. Di conseguenza, anche il suo sonno è meno profondo di quello dell’adulto ed è più facile al risveglio ed è normale che abbia anche numerosi brevi risvegli (giorno o notte per lui può fare poco differenza inizialmente) e che, rassicuratosi che tutto intorno a lui è a posto, si riaddormenti senza difficoltà.

Un ambiente confortevole e tranquillo è, quindi, il presupposto per un sonno non disturbato. La figura della mamma è, intuitivamente, di importanza fondamentale per rassicurare il bambino: dovrebbe essere una presenza empatica, affettuosa, e paziente, una vicinanza certamente fisica ma soprattutto psicologica. Non ansiosa né impaziente perché il bambino lo avvertirebbe e reagirebbe a sua volta con ansia e scarsa propensione a riaddormentarsi. In realtà il sonno delle mamme e dei bambini, soprattutto nei primi mesi, ha la tendenza a sincronizzarsi e ad essere molto simile: attente le une agli altri e viceversa, è come dovessero tenersi in contatto costante tra loro.

E i motivi sono evidenti: necessità e offerta di protezione devono incontrarsi anche nei momenti di riposo. E’ chiaro che in un rapporto fisiologico e senza interferenze ci dovrebbe essere un naturale incontrarsi delle esigenze di sonno della mamma e del bambino; purtroppo, per molti motivi, non è sempre così ed è dal divergere di queste esigenze che originano parte dei problemi che poi vengono portati al pediatra. Secondo alcuni, dormire vicino al bambino – nella stessa stanza o, addirittura, nello stesso letto – può servire a creare una situazione reciprocamente rassicurante che avvicina e rafforza la comprensione reciproca delle necessità di veglia e di sonno. Su questo si è discusso e si discute ancora molto ed è comunque una “prescrizione” che non può essere imposta come “la soluzione” ma che deve assecondare una predisposizione già esistente nella coppia madre-bambino. Probabilmente, se il rapporto tra la mamma e il suo bambino è sereno e rilassato, poco importa dove dormirà il bambino: troveranno sempre le risposte giuste nel momento giusto l’uno per l’altro.

Dopo i 7-8 mesi di età e fino ai 3 anni circa, il bambino può essere preoccupato dell’allontanamento dalle figure dei genitori che il sonno determina. Può fare fatica ad addormentarsi oppure si risveglia con una certa frequenza e richiede la presenza dei genitori per tranquillizzarsi. E’ una manifestazione di insicurezza che è transitoria, ma deve trovare le stesse risposte empatiche, comprensive ed equilibrate che non possono trovare origine che da una profonda conoscenza e fiducia reciproca tra i genitori e il loro bambino. Atteggiamenti punitivi, di indifferenza o, al contrario, di eccessiva ed ansiosa presenza difficilmente miglioreranno la qualità del sonno del bambino.

Alla fine potremmo dire che il disturbo del sonno del bambino piccolo (e sano) è spesso un problema di relazione con il micromondo che lo circonda. In questo, le medicine aiutano? Aiutano poco o niente, evidentemente, e andrebbero utilizzate con grande cautela. Anche per la melatonina, molto impiegata nell’adulto, le indicazioni in pediatria sono limitatissime e certamente non va utilizzata nel bambino piccolo e sano.

Parlarne con il Pediatra che vi conosce è sempre la cosa migliore da cui partire.

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