Alessandro ha 8 anni e una diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Aveva due anni quando i suoi genitori si sono separati e suo padre è andato via di casa. Lui è rimasto con la mamma a Corleone, in Sicilia, mentre il papà si è trasferito a Cosenza: da allora, si sono visti pochissime volte. In questo momento l’assistente sociale lo sta aspettando nel proprio studio, dove la mamma, Gabriella Bonanno, dovrebbe accompagnarlo secondo le disposizioni del giudice del Tribunale minorile di Palermo: la sentenza ha infatti deciso l’affidamento al papà e il trasferimento del bambino a Cosenza, nella casa paterna, dopo che alla mamma è stata tolta la patria potestà. “Per il momento – ci riferisce telefonicamente la mamma – Alessandro non vuole saperne di uscire di casa, si oppone e urla. Non so come faremo, tutto questo è assurdo”.
Disperata per la sentenza del giudice, motivata – pare – dall’inadeguatezza delle cure che la mamma avrebbe prestato al figlio – Gabriella ha chiesto aiuto al gruppo Facebook “Io ho una persona con autismo in famiglia”. “Non vogliamo entrare nei dettagli della vicenda né tanto meno contestare la sentenza, ma siamo sconvolti per la sofferenza che si infligge a questo bambino: nelle sue condizioni, essere improvvisamente strappato ai suoi affetti e a tutti i suoi punti di riferimento sarà un trauma enorme”: a parlare è Enrico Fantaguzzi, anche lui papà di un ragazzo autistico, nonché fondatore del gruppo. Contattato dalla mamma di Alessandro, Fantaguzzi ha studiato le carte, ha ascoltato diverse testimonianze e, insieme al gruppo che amministra, ha deciso di intervenire, scrivendo una lettera al giudice. “Una delle motivazioni addotte per il trasferimento è che in Calabria esisterebbe un centro d’eccellenza per l’autismo, che invece non ci sarebbe in Sicilia. Ma questo è falso. Se anche fosse vero, comunque, non potrebbe giustificare un trasferimento così improvviso, senza alcun training, senza un minimo di gradualità. Questo ragazzo non ha mai messo piede nella casa paterna e ha avuto pochi contatti con lo stesso padre: quello che sarebbe traumatico per qualsiasi ragazzo, in presenza di un bambino autistico diventa devastante: verranno a mancargli, all’improvviso, tutti i punti di riferimento così importanti. Senza contare che il padre, non avendo mai vissuto con lui, non conosce le sue problematiche, le sue ‘manie’, i suoi bisogni: deve essere aiutato a conoscerli”.
La richiesta è che quindi il giudice riveda la sentenza: “Siamo 4.789 famiglie che hanno saputo sopravvivere ad un destino non favorevole trasformandolo in un punto di forza – scrive Fantaguzzi nella lettera – Ci siamo chiesti come sia possibile che un tribunale Italiano, cioè di un paese fra i più avanzati al mondo possa emettere una sentenza così evidentemente incurante degli elementi basilari della patologia di cui soffre il
bambino, l’autismo. Tutti ormai sanno che le persone con autismo hanno nei loro punti di riferimento come: gli ambienti conosciuti, le persone adulte di a loro vicine e la prevedibilità millimetrica di cosa avverrà nelle ore seguenti, i punti cardinali per potersi orientare nel nostro mondo così difficile per loro da interpretare. Come si può pensare di sradicare senza nessuna preparazione una persona con autismo dalle sue certezze in nome di un centro di terapia? Sarebbe come dire che per curare una ferita a un braccio amputiamo dal corpo l’arto per portarlo più facilmente in un ospedale migliore. Ecco,quello che vogliamo dirvi è di non spostare quel ragazzo dalle sue certezze. Mi creda – continua Fantaguzzi – fra queste quasi 5.000 famiglie ci sono genitori che hanno fatto cose impossibili, che sanno bene cosa vuol dire donarsi al proprio figlio, al di là della propria incolumità personale, al di là della propria vita personale, al di là dei denari da spendere. Venga a leggere le nostre storie sul gruppo sono illuminanti. Vorremmo evitare che un tribunale così importante come quello che rappresentate commettesse un errore così grossolano”. Il gruppo intende quindi “difendere Alessandro dalla giustizia fatta da uomini che appartengono ad un altro mondo rispetto al suo, uomini che hanno priorità diverse e vedono la realtà in modo differente. Uomini giusti, ma completamente all’oscuro di quello che è il mondo profondo e affascinante delle persone con autismo”.
Infine, la richiesta, chiara e semplice: “vi prego di riprendere con urgenza il caso di Alessandro nelle mani, di rileggere con attenzione le valutazioni dei medici competenti, di riconsiderare alcuni aspetti come quello di una valutazione attualizzata che non è stata fatta e, soprattutto, di interrompere un procedimento che ormai sembra ineluttabile. Sono sicuro che le nostre famiglie, firmando questo documento, possano essere garanzia di giustizia. Non fate eseguire in modo forzato questa sentenza, che potrebbe causare dei danni permanenti a quel ragazzo, non macchiatevi di un atto tanto vile quanto inutile”. Per il momento, però, la sentenza resta confermata: “l’assistente sociale – riferisce Fantaguzzi – mi ha detto di essere pronta a intervenire anche con le forze dell’ordine, mentre il giudice si rifiuta di parlare. Ora vedremo cosa accadrà”.
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Commenti:
Il nostro stato si fa sempre compatire!Non ho parole!Poi soi parla di giustizia!…….E a rimetterci son sempre i più deboli e indifesi…..
Sig. Giudice, sono padre di un ragazzo autistico. Quanto riportato in questo post è assolutamente vero: per esperienza diretta, so come sia imprescindibile evitare qualsiasi tipo di trauma al ragazzo in questione. La mia domanda é semplice: non è proprio possibile prevedere un congruo periodo di tempo (anche un paio di anni, almeno!) per preparare una transizione – psicologicamente seguira – affinché tale ragazzo risulti in grado di ‘fissare’ la figura paterna come ulteriore suo nuovo punto di riferimento? Al di là del dispositivo di sentenza, da rispettare, credo che sia prioritario salvaguardare la salute (complessivamente intesa) di questo ragazzo, cui la mancanza di punti di riferimento ‘datati’ e quindi ‘consueti’ (id est: madre, etc.), potrebbe creare una situazione potenzialmente dirompente per lui stesso, nonchè evidenze di regressione in quanto faticosamente raggiunto in ambito psicologico…grazie per l’attenzione!
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