Alessandro cambia sesso ma vuole restare con sua moglie: la Consulta gli dà ragione

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Alessandra Bernaroli. Quando ha sposato sua moglie, nel 2005, era Alessandro

Si cambia, sì. Ma ci si ama lo stesso. Alessandra Bernaroli, 43 anni, era Alessandro quando nel 2005 ha sposato in chiesa la sua fidanzata (Alessandra pure lei). E dopo che è diventata donna, in seguito all’operazione in Thailandia nel 2008, non ha mai messo in discussione il suo matrimonio. Tantomeno lo ha fatto sua moglie. La giustizia, però, sì. Davanti alla ferrea volontà della coppia di non rompere il vincolo coniugale, ci hanno pensato i tribunali a farlo: dopo che a Finale Emilia il funzionario del Comune aveva sciolto il matrimonio, registrando il cambio di sesso di Alessandro, e dopo che il tribunale di Modena aveva dichiarato quello scioglimento illegittimo, la Corte d’Appello di Bologna ha detto no, il divorzio imposto è giusto. La Cassazione, alla quale le due Alessandra sono arrivate per difendere a spada tratta il loro matrimonio davanti al ricorso del ministero dell’Interno, ha sollevato il dubbio di legittimità costituzionale. E la comunicazione della decisione della Consulta è arrivata oggi, dando ragione alla coppia.
Alessandra, che cosa vi aspettavate lei e sua moglie?
“Che venisse riconosciuta la nostra vita familiare, che ci sia una decisione in linea con i parametri europei e con le leggi in vigore nei Paesi civili. Solo cinque giorni fa abbiamo letto le 24 pagine del governo contro di noi: si dice che il matrimonio è saltato per colpa mia, perché scegliendo di cambiare sesso sapevo a cosa sarei andata incontro. Come se decidere di diventare donna fosse stato un capriccio. Non si sceglie, ci si arriva per forza”.
In che modo?
“Dopo anni passati a reprimere quello che veramente sentivo e volevo essere, nascondendolo sia alla mia famiglia che a mia moglie. Fino a che, se non esci alla scoperto, scoppi. E quella che il governo chiama scelta diventa una tappa obbligata”.
Molti obietteranno: com’è possibile che sua moglie abbia accettato?
“Si pensa ad un rapporto di coppia concentrandosi solo sul lato sessuale, su quello che due persone fanno a letto. Non è così: un matrimonio è un progetto di vita, è condividere mille aspetti, è vivere insieme. Se così non fosse, non si spiegherebbe come mai persone che si sono incontrate a quindici anni, a novanta stanno ancora insieme. O come mai chi subisce una menomazione non viene necessariamente lasciato dal coniuge. Quello mio e di Alessandra era un matrimonio esistente, pienamente valido: un intervento terapeutico, ormonale e chirurgico non lo può certo mettere in discussione”.
Che la legge sia impreparata davanti a un caso così innovativo?
“Lo è ma il rischio è che la nostra storia venga strumentalizzata, che la si faccia ricadere nel matrimonio omosessuale, come da più parti è stato detto. Nulla di tutto ciò: per quanto io sia favorevole al matrimonio omosessuale, il nostro è un caso diverso. Noi non possiamo certo aspettare che in Italia si legiferi in materia per considerarci di nuovo sposate. Il paradosso è che per la Chiesa io e Alessandra lo siamo ancora”.
Cioè?
“Il diritto canonico considera la transessualità come una sorta di malattia, una difficoltà da affrontare nell’ambito del matrimonio, e che non intacca il vincolo in quanto tale. Il vicario di Bologna, anni fa in un’intervista al Corriere della Sera disse che il nostro caso, per quanto unico, non metteva in discussione la dottrina”.
Insomma, lei e sua moglie volete stare insieme ma ci sono tanti ostacoli. Come si vive una situazione del genere?
“Noi vogliamo solo stare in pace e stare insieme ma da cinque anni a questa parte siamo tormentate”.
Avete incontrato molti ostacoli anche in famiglia e sul lavoro?
“I miei genitori, tradizionali come sono, all’inizio hanno fatto fatica ad accettarlo. Ma dopo i sensi di colpa che si sono fatti per paura di non avermi mai capita, mi hanno sostenuta. Mia moglie mi è stata sempre accanto nel mio percorso. In banca a Modena, dove lavoro, ho incontrato ben poche difficoltà, anche perché non mi sono mai sottratta alle domande dei colleghi. Lo Stato italiano, invece, da culla del diritto qual è considerato, non riesce a decidere. E pure la Chiesa, per quanto cattoliche siamo io e Alessandra, sebbene faccia dell’accoglienza la sua bandiera, a fatti non rispetta quel che predica il Vangelo. Ovvero l’accettazione, la non discriminazione”.

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