“Fate sporcare i vostri bambini”: i consigli di un’educatrice svedese ai servizi romagnoli

La delegazione svedese in visita a Forlimpopoli
La delegazione svedese in visita a Forlimpopoli

I servizi per l’infanzia del Nord Europa sono spesso considerati un modello al quale ispirarsi. Ma ci siamo mai domandati come, dalla Scandinavia, vedono e giudicano i nostri nidi e le nostre scuole dell’infanzia? Lo abbiamo chiesto a Sejla Tursunovic, educatrice alla Krokslätts förskol, una scuola nel sud est della Svezia. La scorsa settimana è stata in visita a Forlimpopoli, dove esiste una partnership con i servizi svedesi.
Sejla, quali differenze nota tra i servizi per l’infanzia italiani e quelli svedesi?
“Nei nostri servizi per l’infanzia la disposizione degli angoli gioco cambia ogni tre mesi, per vedere se così i bambini sono più stimolati, interessati. Non abbiamo progetti annuali. Credo che il vostro approccio sia migliore, e lo presenterò a tutto lo staff di quaranta educatori e pedagogiste del quale faccio parte. Noi abbiamo spazi e sezioni più piccole, per permettere ai bambini di giocare da soli, in modo autonomo”.
Perché, secondo lei, nonostante un clima più favorevole, l’outdoor education qui è una conquista recente e non molto diffusa?
“Penso che le insegnanti italiane non abbiano le conoscenze e la formazione per capire l’importanza delle attività all’aperto. Allo stesso tempo i genitori qui sono preoccupati se i bambini si sporcano: noi no, ci piace sporcarci. I genitori svedesi sono molto attenti al fatto che i loro figli stiano ogni giorno fuori, così si ammalano meno: ci sono meno virus e batteri fuori che dentro”.
Che cosa la colpisce di più dei servizi di Meldola, Forlimpopoli, Castrocaro Terme, dove ha visitato nidi e scuole dell’infanzia?
“L’apertura dei servizi e più corta: dalle 7,30 alle 16, di norma. I nostri servizi aprono alle 6,30 e chiudono alle 18,30. Non solo: sono aperti tutto l’anno. Penso sia importante che i bambini non trascorrano troppo tempo all’interno di un servizio, e che possano stare coi i genitori, i nonni o altri componenti della famiglia. Ritengo sia più giusto il vostro modello orario”.
Quali consigli darebbe, invece, per un miglioramento?
“Consiglierei di continuare con il progetto sull’outdoor education iniziato cinque anni fa. Avete servizi di buona qualità e porterò a casa molto, sono rimasta positivamente impressionata, soprattutto il Progetto 0/6 che coinvolge in un’unico sfondo scientifico -narrativo tutti i servizi del territorio. Consiglierei di migliorare il tempo da trascorrere fuori, tutto qui”.

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