Elasti: “Io, mamma di tre maschi, ecco come vedo le adolescenti”

Ha tre figli maschi di 4, 8 e 11 anni. Chi meglio di lei poteva scrivere di adolescenti femmine? Elasti o Claudia De Lillo che dir si voglia, autrice della fortunata rubrica “Nonsolomamma” su D di Repubblica e dell’omonimo blog, quando si è sentita proporre di trattare di ragazze è rimasta un secondo di sale. Ma poi ha accettato la sfida, incontrando per diversi mesi decine e decine di fanciulle dagli 11 ai 16 anni. Ne è nato “Dire fare baciare. Istruzioni per ragazze alla conquista del mondo” (Feltrinelli), un libro pensato per le protagoniste ma in cui, alla fine, anche mamme, nonne e donne senza figli possono ritrovarsi.
Dire fare baciare lettera testamento: le ragazze di oggi conoscono questo ritornello?
“No, anche se mi ero illusa lo riconoscessero. In ogni caso, mi piace pensare che sia un gioco per le loro mamme, una sorta di madeleine che riporta la mente al passato. Al suo interno, poi, ci sono parole importanti anche per chi è giovanissima oggi”.
Come sei entrata nel loro mondo?
“Incontrandole, chiacchierandoci, studiandole su Facebook. Un lavoro di conoscenza che mi ha colpito soprattutto in due aspetti. Il primo è che le adolescenti moderne hanno gli stessi sogni, le stesse paturnie e le stesse insicurezze che aveva la mia generazione alla stessa età. Il secondo è che sono riuscita a mantenere la giusta distanza: anche quando ho incontrato la sedicenne truccatissima aspirante velina, non mi sono proiettata nel mio futuro di madre. In questo senso avere tre figli maschi mi ha aiutata”.
Hai trovato molte diversità o davvero, come in generale per i giovani, le etichette si sprecano?
“In base all’età ci sono senza dubbio dei tratti comuni. Le 14enni, per esempio, si somigliano: sono bambine per certi versi, donne per altri. Hanno il desiderio di affrancarsi dalla famiglia ma al contempo tendono a cercare l’ala protettrice de genitori. E riflettono il periodo storico non proprio allegrissimo: ho notato un ripiegamento sul privato che fa sì che invece che sognarsi sulla luna, le adolescenti si immaginino più nella cucina di casa. In questo noi eravamo diverse: c’era più desiderio di trasgressione”.
L’educazione delle femmine è diversa da quella dei maschi?
“Sì, ancora molto. Le ragazzine lamentano una disparità di trattamento rispetto a fratelli e compagni. Ma condividono in parte questa minore concessione di libertà: sono convinte di essere più vulnerabili, di correre più pericoli. Capiscano il perché di una maggiore cautela mostrata dai genitori nei loro confronti. Una cautela che però sui social network scema”.
I genitori sono distratti?
“Sono inconsapevoli, leggeri, poco alfabetizzati. E così abbassano la guardia, non rendendosi conto della discrepanza che esiste tra l’immagine che le adolescenti mostrano di sé su Internet e quello che sono davvero. Mi è capitato di sbirciare qualche profilo prima di incontrare le ragazze: mi aspettavo delle donne, poi vedevo delle bambine. C’è un uso disinvolto e poco cauto della propria immagine virtuale”.

Elasti

Stessa disinvoltura anche sulla scoperta del sesso?
“No, affatto. Non ho trovato spavalderia e libertinaggio, anzi. Molte si descrivono come non pronte e la trepidazione nei confronti della prima volta è uguale a quella che avevamo io e le mie amiche da adolescenti. Mi aspettavo maggiore spregiudicatezza”.
E dei maschi, cosa raccontano le ragazze?
“Per tutto il periodo delle scuole medie li considerano dei veri bambocci, inadeguati e per nulla in grado di essere validi interlocutori. Più avanti questa idea si attenua e i rapporti diventano più paritari”.
Insomma, benché se ne dica, viva le ragazze…
“Assolutamente sì. Prima di conoscerle le vedevo come aliene, invece sono come delle sorelline. L’importante è aprire con loro un canale di comunicazione, trovare un terreno comune. Io avevo la loro età nei magnifici anni Ottanta ma la base rimane la stessa. Oggi tutto è veicolato da nuovi strumenti ma le radici, l’anima, non sono cambiate”.

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