Diario di un licenziamento: anche tu hai perso il lavoro perché mamma? Racconta la tua

Infilatevi in una conversazione tra mamme e ponete la seguente domanda: chi di voi è stata licenziata dopo la maternità? Dal numero delle risposte vi si accapponerà la pelle.

Crediamo che sia arrivato il momento di dare un senso a tutto questo, di raccogliere testimonianze, di costruire un diario del lavoro negato alle mamme. E di arrivare insieme a un progetto più grande.

Girando tra i social, ho letto e ascoltato storie da brividi: donne incinte costrette a sollevare pacchi pesanti dietro la minaccia del licenziamento, mobbing come se non esistesse una legge, licenziamenti come se nulla fosse, per non parlare della frase che ormai ci è venuta a noia tante volte l’abbiamo sentita: “Ha figli? Ne vuole? Questo è un problema”.

Anche Romagna Mamma nasce da qui. Dalla ‘bega’ (per gli altri, non per me) di essere diventata mamma.

Il 2014 è l’anno europeo della conciliazione. Urlateci le vostre storie. Fatelo inviandoci la vostra testimonianza a info@romagnamamma.it. Poche righe, tante righe, una pagina intera: sfogatevi. I vostri racconti saranno pubblicati su Romagna Mamma e lanciati sui social con l’hashtag #selofaismammi.

 

In questo articolo ci sono 3 commenti

Commenti:

  1. Gia`…una storia gia` vissuta…non vieni licenziata ma sfinita da proposte assurde a cui non
    potrai dire mai “accetto”…e colleghi/e che ti allontanano come avessi la peste….assurdo….
    Questa e` molto in sintesi la mia testimonianza

  2. Un colloquio di lavoro (di gruppo) di una mia amica (mamma di due bambini, e disoccupata praticamente dal 2003, dalla nascita della prima… al massimo qualche lavoretto di 3 mesi) è iniziato così: “Quelli sposati o con figli vadano nella stanza a sinistra, gli altri in quella di destra”. Cominciamo bene, giusto?
    Un’altra mia amica, disoccupata da 11 mesi (con un figlio di 11 anni) e in costante ricerca di un nuovo lavoro, in questo lasso di tempo è riuscita a fare ben UN colloquio: finito male perchè, appunto, era mamma.
    Io sono dovuta restare a casa due anni fa, quando è nata mia figlia: con mia madre (allora, purtroppo nel fratempo è mancata) invalida, senza appoggi e con la prospettiva che le ore del mio contratto sarebbero state ridotte da 32 a 10 settimanali, al rientro dalla maternità, in pratica facendo due conti mi son resa conto che con quel poco di stipendio che avrei continuato a prendere non avrei certo coperto le spese di un baby parking, di una seconda auto, ecc.
    Dovrei tornare a cercare lavoro dopo che a settembre mia figlia inizierà la scuola per l’infanzia… ma sinceramente la vedo nera. Anche perchè al locale centro per l’impiego (dove sono stata recentemente a rinnovare il patto di servizio) mi hanno già detto che se intendo cercare un lavoro a tempo pieno, posso chiamarli per fissare il colloquio informativo e farmi inserire in banca dati. Se invece penso a un part time (cosa che sarebbe la soluzione ideale, ma sappiamo tutte che è come il Sacro Graal: tutti dicono che esiste, quasi nessuno l’ha mai visto), posso giusto arrangiarmi da sola a trovarlo: loro di part time non si occupano (probabilmente perchè nessuna ditta cerca). Proprio un mondo a misura di mamma…

  3. ero stata assunta in una strutture x anziani con un contratto determinato, al momento dellassunzione ero incinta ma non lo sapevo. dopo due mesi feci il test ed era positivo così lo dissi al mio capo e mi disse ” quindi quando ti ho assunta eri incita” e io dissi di si ma non lo sapevo.alla fine della storia non mi ha più rinnovato il contratto, mrntre alla sorella della responsabile che lavorava con me ed era rimasta incinta dopo di me ha rinnovato il contratto il contratto.

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