L’ultimo studio: la mammografia non riduce i casi di cancro al seno

La mammografia? Ni. Secondo uno studio canadese pubblicato sul British Medical Journal lo screening non salverebbe la vita delle donne. Anzi. Il campione è significativo: 89.835 donne fra i 40 e i 59 anni prese in esame per un considerevole lasso di tempo: 25 anni. Numeri, dunque, che rappresentano una solida base. Dunque: in questo periodo 44.925 donne hanno fatti esami al seno o mammografie; di queste 3250 si sono ammalate di cancro al seno e 500 sono morte. Delle 44.910 donne che non sono state sottoposte a mammografia se ne sono ammalate 3.133 e ne sono morte 505. Cifre pressoché identiche, dunque.

Gli scienziati che hanno condotto la ricerca quindi concludono che la mammografia annuale non riduce la mortalità del cancro al seno e che in una donna su cinque la diagnosi è sbagliata. Dubbi che vanno ad aggiungersi alle incertezze di coloro che in alcuni casi reputano addirittura dannosa la mammografia per gli effetti collaterali: intervenire chirurgicamente e con la radioterapia su determinati tipi di tumori, intercettati dall’esame e che per la loro stessa natura non sono destinati a produrre metastasi, a parere di alcuni medici è inutile e controproducente.

Non a caso Paesi come la Svizzera da tempo non finanziano più lo screening. Ma se i costi sociali dell’esame sono alti (al punto che vi sono forti resistenze un po’ ovunque per estenderlo sopra o sotto le fasce di età 40-70 anni), la sua effettiva inutilità, nonostante lo studio canadese, è ancora tutta da dimostrare.

La comunità scientifica si interroga sui nuovi dati ma non può fare a meno di riflettere su alcuni punti. Ad esempio: i mammografi di 25 anni fa erano sicuramente meno sofisticati di quelli odierni e minore era il loro potere diagnostico; secondariamente oggi ogni singolo paziente per curare eventuali patologie ha bisogno di intereventi ‘mirati’ e formati da un mix di esami: in questo caso non solo la mammografia ma anche ecografie e risonanze magnetiche.

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Commenti:

  1. I mammografi di oggi potrebbero , con la loro elevata risoluzione, aumentare i falsi positivi ed anche incrementare il numero delle diagnosi di quei tumori destinati a non manifestarsi e comunque a non modificare l’attesa e la qualità della vita.

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