Regole in Ostetricia: per la dottoressa del Bufalini finora ha funzionato la tolleranza

Il caso della rissa tra il neo-papà di Pinarella e un gruppo di uomini avvenuto la scorsa settimana in Ostetricia al Bufalini di Cesena ha colto alla sprovvista anche il medico che si è trovata a gestire la faccenda, Chiara Benedetti. Che sottolinea come nel reparto, a parte qualche diverbio e qualche incomprensione, non fosse mai successo nulla di così sgradevole.
Dottoressa, come avete fatto fronte all’emergenza?
“Io me ne sono occupata nei limiti di quello che è richiesto ad una direzione sanitaria. Il personale sanitario non può entrare più di tanto nel merito. Fatto sta che, con buon senso, il personale medico e infermieristico del reparto, non appena si è reso conto dell’emergenza, è intervenuto per dividere le parti, visto che gli animi si erano parecchio alterati. Abbiamo immediatamente allertato la Guardia giurata dell’ospedale, che in quel momento era distante. Così abbiamo chiamato il 113. Da quel momento la partita è stata gestita dalle forze dell’ordine”.
Era la prima volta che assisteva ad un così eclatante litigio?
“Sì, di conflitti ce ne sono quotidianamente ma restano sempre nell’ambito della tolleranza e della civiltà”.
C’è un problema di regole che non riuscite a far rispettare?
“La nostra prima regola è che con la puerpera, sia durante il giorno che durante la notte, possa rimanere una persona: il marito, la sorella, la madre. Per farle compagnia, per assisterla, per darle una mano. Le pazienti sono contente di poter avere qualcuno affianco. Negli orari di visita, invece, la nostra raccomandazione è quella di non affollare le stanze: c’è chi la rispetta e chi no. Ci affidiamo al buon senso dei visitatori, senza escludere però di invitare le persone ad uscire dalle stanze e ad entrare una per volta quando le affollano. Fatto sta che non abbiamo mai ricevuto segnalazioni di disagi. Nessun reclamo, insomma”.
Rispetto al caso della scorsa settimana molti hanno segnalato un problema di convivenza tra abitudini culturali diverse delle donne ricoverate e quindi, di conseguenza, delle loro famiglia. Lei che cosa ne pensa?
“Credo che non dobbiamo negare la realtà e nasconderci dietro ad un dito. Al di là del caso capitato nei giorni scorsi al Bufalini, dove non c’era un problema di mamme che condividevano la stessa stanza, la convivenza tra culture diverse non è sempre facile. C’è chi è abituato a portare in stanza cibo dall’odore forte e speziato, chi è abituato a parlare a voce molto alta. Questo può causare imbarazzi. Però posso dire che fino ad ora, tra le mamme, ci sia sempre stata tolleranza. Noi dal canto nostro cerchiamo di utilizzare tutte le stanze disponibili per la degenza, che dopo la ristrutturazione sono anche più accoglienti. Il comfort degli ambienti sicuramente aiuta. E c’è anche da dire che una mamma africana potrebbe non gradire certi comportamenti di una mamma italiana. Insomma, il problema è complesso”.

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