E se il prossimo bimbo lo partoriamo a casa? A Lenovelune ostetriche e donne si raccontano

“L’emozione più grande che ho provato quando ho partorito in casa, è stata quella di condividere subito dopo quell’avventura meravigliosa con il resto della mia famiglia. Ci siamo messi tutti e quattro insieme sul letto a riposare”. Così ci descrive Francesca, a distanza di qualche anno, la sua esperienza di parto in casa. Questa era la prassi comune per le nostre nonne. La situazione si svolgeva più o meno così: gli uomini, tutti fuori, rimanevano all’esterno della stanza, sentivano i gemiti provenire da dietro la porta, le donne, tutte dentro, intorno al letto della partoriente e in prima linea c’era la levatrice. Oggi, a distanza di più di mezzo secolo, il ruolo da demiurgo lo svolge l’ostetrica. Ma chi è l’ostetrica? A delineare questa figura sono state ieri sera le ostetriche del centro “Lenovelune” di Rimini che hanno organizzato due appuntamenti dedicati alla nascita. Ne parliamo con una delle cinque ostetriche del gruppo, Rita D’Altri.

Cosa vi siete dette all’incontro di ieri sera “Ostetriche e donne si raccontano”?
“Per l’appunto ci siamo proprio raccontate. Noi ostetriche abbiamo delineato i contorni della nostra figura professionale, per certi versi ancora poco conosciuta. Loro, le donne che ci hanno scelto, hanno condiviso la loro scelta con il pubblico presente in sala”.
Chi è l’ostetrica?
“L’ostetrica è una figura professionale che ha tutte le competenze per seguire una gravidanza fisiologica. Ha competenze cliniche, legge e prescrive le analisi, ausculta il cuore del bambino. A differenza del ginecologo non ha a disposizione un ecografo, ed è per questo che mandiamo le nostre donne in un centro con la strumentazione adatta per le tre ecografie obbligatorie, quelle del terzo, quinto e settimo mese”.
Perchè una donna incinta dovrebbe optare per un’ostetrica?
“Perché dedichiamo tantissimo tempo alla gravida e ci prendiamo cura di lei in toto. Finita la parte di clinica, dopo le fatidiche parole, che tutte le donne vorrebbero sentirsi dire ‘va tutto bene’ pronunciate dal ginecologo, noi continuiamo la visita volgendo l’attenzione a una sfera troppo spesso dimenticata o lasciata al caso, quella emotiva. Le chiediamo come sta, se sta riuscendo a entrare in relazione con il bambino. Come vanno le cose a casa, con il partner, come sta vivendo i cambiamenti non solo a livello fisico ma anche mentale. L’aspetto psichico è estremamente importante in una gravidanza, spesso lo stress crea dei danni che può compromettere seriamente l’andamento della gravidanza”.
E allora perché ancora molte donne si rivolgono solo al ginecologo?
“Per motivi culturali. Dagli anni ’40 in poi c’è stata una forte medicalizzazione, con tutto ciò che di positivo ha comportato. Ma si è cominciato a vivere un evento così naturale e spontaneo come la nascita, in maniera sempre più ‘ospedalizzata’. C’è poca informazione su quello che facciamo, sul fatto che siamo perfettamente in grado di seguire una gravidanza dall’inizio alla fine, e di richiedere maggiori controlli o di inviare la donna in strutture specializzate, in caso di necessità”. E le donne cosa vi hanno raccontato?
“Ognuna di noi ostetriche ha portato con sè una donna che potesse donare alle altre una testimonianza della propria avventura durata nove mesi. Del perché avesse scelto un’ostetrica e di come si era trovata. Elemento comune di tutte e cinque le storie era che tutte avevano scoperto nell’ostetrica una base sicura, una figura di riferimento”.
Nell’incontro di domani sera che si svolgerà alle 20.30 nella Sala del Podestà (Piazza Cavour – Rimini) dal titolo “I luoghi del parto: una scelta possibile”, si parlerà del parto in casa, vero?
“Dal 1997 al 2012 ho partecipato a 260 parti in casa, di cui solo 30 sono finiti in ospedale, di solito perchè il liquido era tinto, cioè era presente del mecomio. Tutte le altre 230 volte i parti sono andati a buon fine, tra la gioia di tutta la famiglia. Partorire in casa dà la possibilità di vivere in totale pienezza l’esperienza della nascita, attraverso una assistenza personalizzata, insieme a una persona, l’ostetrica, con la quale si è instaurato un vero legame, forte e reale, che va avanti anche dopo il parto. Non lasciamo sole le donne che hanno partorito, ma andiamo a farle visita anche nei giorni a seguire. E’ nostro compito anche valorizzare l’esperienza dell’allattamento e dell’accudimento”.
Ci sono delle controindicazioni per il parto in casa?
“L’aggiornamento 533 del 2008 della legge regionale 26 del 1998 stabilisce delle linee guida per quanto riguarda il parto a domicilio. Possono partorire a casa tutte quelle donne che presentano una gravidanza fisiologica e a basso rischio, quindi al riparo da quelle complicanze come gestosi, diabete, ritardo della crescita o macrosomia fetale che talvolta incorrono in gravidanza. C’è anche un limite di età che è quello di 44 anni”.
Quali sono le reazioni dei familiari che assistono al parto in casa?
“Dai racconti di molte mamme si evince che spesso per paura di essere giudicate, scambiate per matte o disgraziate, lo dicono solo dopo averlo fatto. I papà sono di sicuro molto emozionati, alcuni scelgono di partecipare, altri girano per casa. Sono i nonni quelli che ne vanno più orgogliosi, se ne vantano con gli amici ai quali dicono, per esempio: ‘Sai che mia nuora ha partorito in casa?”

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