Disturbi dell’attenzione: crescono le diagnosi sui bambini. Quasi l’85% riguarda i maschi

ADHD: dietro quattro lettere si nascondono 1.547 minori. Sono tanti, in Emilia-Romagna, quelli con una diagnosi di disturbo da deficit dell’attività e dell’attenzione, una patologia che inizia nella età dello sviluppo e che si presenta con disattenzione, iperattività e impulsività che possono compromettere l’adattamento del bambino e determinare anomalie nell’interazione sociale, predisponendo ad altre patologie e al disagio quando darà più grande. Il numero delle diagnosi è in crescita: nel 2011 erano 1.474, nel 2010 1.332. Davanti a questi numeri, la Regione sceglie ora di rendere migliore il percorso di assistenza, monitorando allo stesso tempo i percorsi di parent e teacher training, particolari programmi che vengono associati ai percorsi psico-educativi e farmacologici.

Delle 1547 diagnosi del 2012, 1519 sono nella fascia 0-17 anni mentre 28 oltre i 18 anni. A soffrirne in maniera preponderante sono i maschi: sul dato totale rappresentano infatti l’84,55%. In linea con le tendenze internazionali, infatti, l’ADHD è più frequente nei maschi, soprattutto nell’elemento di iperattività. Nelle femmine si manifesta in genere in età più tardiva ed è più frequente la componente di disattenzione che comporta solitamente un maggiore aumento di ansia e depressione.

Per quanto riguarda il decorso e la prognosi, circa un terzo dei bambini con ADHD esce dai criteri diagnostici con l’età; circa il 50% vede persistere i sintomi in adolescenza e in età adulta, mentre il 15-20% sviluppa disturbi psicopatologici (abuso di sostanze, personalità antisociale). Un fattore di alto rischio per una prognosi negativa è l’associazione con un disturbo della condotta.

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