Bip bip: se il bimbo resta chiuso in auto suona l’allarme. A brevettarlo un papà ingegnere

E’ papà di una bambina di tre anni, ingegnere, e ha una certa dimestichezza con i brevetti. Tre elementi essenziali che gli hanno fatto pensare che poteva utilizzare la sua professionalità per evitare che casi come quello del piccolo Luca, dimenticato in auto dal papà e morto asfissiato, possano capitare ancora. Il pensiero gli è venuto già nel 2011 quando accadde una storia simile. Lui si chiama Luca Marano, vive e lavora a Pontedera ed ha brevettato un dispositivo che avverta il genitore di aver lasciato il piccolo in auto quando l’ha già chiusa e si sta allontanando. Una sorta di allarme che scongiuri il peggio. Intervistato dal Giornale, l’ingegnere ci spiega di che cosa si tratta e perché sarebbe il caso di produrre un dispositivo simile. 

Luca, un allarme può salvare la vita a un bambino?
“Secondo me sì e sono convinto che come esistono segnali acustici per avvertire che non si è allacciata la cintura di sicurezza dovrebbe esistere qualcosa che avverta il papà o la mamma che il bambino è rimasto in auto, mentre loro magari si stanno già allontanando”.
Quando ha presentato il suo brevetto?
” Nel 2011 c’è stato un caso simile, di un bimbo lasciato in auto e morto per asfissia. Essendo particolarmente sensibile al tema poiché ero genitore da neanche un anno mi sono chiesto che cosa potevo fare. Il mio non era il primo brevetto sul tema, addirittura i primi sono stati presentati a partire dal 1999 soprattutto in America. Non basta un brevetto per produrre un oggetto di questo tipo, anzi. A volte è necessario unirne diversi”.
Cosa prevede il suo brevetto?
“Si parte dal presupposto che bisogna capire se il bambino è seduto o meno sul seggiolino e questo può essere fatto in tanti modi. Nel mio caso ho puntato sul fatto che la cintura fosse allacciata. Ci sono condizioni logiche da verificare e di combinazioni possibili ne esistono moltissime. Il sistema deve capire se la cintura è allacciata, se il motore è spento e se il genitore si è allontanato di un certo numero di metri dall’auto. Si tratterebbe di far scattare un allarme attraverso un dispositivo posizionabile o su un portachiavi o nell’auto stessa che suona se la cintura del seggiolino resta allacciata, il genitore chiude l’auto e si allontana di un tot di metri. E’ possibile anche collegare il seggiolino direttamente al sistema dell’auto. Ovviamente produrre delle auto con un dispositivo simile già incorporato è molto più complicato, per questo ho lavorato su qualcosa che si potesse aggiungere a quelle già prodotte”.
Le ha mai risposto qualche azienda?
“Le risposte che ho ricevuto sono state piuttosto elusive, dovute, forse, alla mancanza di know how necessario per produrlo. Il brevetto è solo un punto di partenza, infatti l’estensione europea (abbastanza costosa) deve avvenire entro 12 mesi dalla data di deposito e quindi, in questo lasso di tempo, conviene trovare un’azienda disposta a farsi carico degli oneri necessari a sviluppare e perfezionare l’idea per metterla in produzione. Trascorsi questi 12 mesi senza aver provveduto all’estensione europea, la protezione offerta dal brevetto è molto limitata in quanto rimane confinata al solo paese in cui è stata inoltrata la domanda di deposito. Credo fermamente che qualcuno dovrebbe produrre qualcosa di simile, lo dico principalmente come padre. Esistono già seggiolini che suonano se le cinture non vengono allacciate, basterebbe fare anche il procedimento inverso, a quel punto il passo sarebbe anche più breve. Ho presentato quel brevetto senza scopo di lucro ma con la ferma convinzione che possa succedere a tutti. E si può evitare”.


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Commenti:

  1. E’ un ottima idea, veramente geniale! Speriamo che dopo le numerose tragedie qualcuno si decida a fare qualcosa.
    Grazie mille all’ing. Marano

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