Stivaletti e impermeabili: al nido si va fuori anche se piove. Contro l’obesità e per un miglior rapporto con gli altri

Modello nordico: negli asili svedesi stare fuori è più che mai normale. Persino per fare merenda e leggere storie d’inverno
I cortili secondo l’outdoor education devono essere importanti quanto le sezioni

Per prevenire l’obesità. Ma anche per crescere a livello fisico e cognitivo. E per relazionarsi meglio con i coetanei e con gli adulti. Portare i bambini in cortile durante l’orario di scuola (nido, in questo caso) può sembrare qualcosa di scontato. Ma non lo è. Carmen La Serra, psicologa di comunità specializzata in intervento scolastico ed educativo, lo sa bene. Dopo un’esperienza in Svezia, dove il clima è ben più impervio che in Romagna, ha capito che l’outdoor education come la chiamano gli esperti, è più che mai prassi da promuovere. Tra gli educatori e tra i genitori.
Carmen, la tua ricerca con l’Università di Bologna quali strutture educative ha coinvolto?
“Due anni fa abbiamo lavorato con tredici educatrici di cinque nidi della provincia di Forlì-Cesena. Il punto centrale dello studio era capire le percezioni e le rappresentazioni del personale rispetto allo spazio esterno”.
Che cosa è emerso?
“Che i cortili vengono in genere considerati poco sicuri, inadatti alle attività con i bambini. Senza contare che il tempo atmosferico viene visto come un grosso limite”.
E invece…
“Nella maggior parte dei casi non c’erano stivaletti per la pioggia né impermeabili. Grazie alla collaborazione delle educatrici siamo riusciti ad ottenerli. Munirsi dell’abbigliamento adatto in molti casi è sufficiente a stimolare un’educazione all’aria aperta”.
Educatrici e genitori condividono le stesse preoccupazioni?
“In genere sì, soprattutto sul fronte della sicurezza dei bambini. Ma sappiamo bene che gli ambienti interni, come quelli domestici, è facile che nascondano molte più insidie. Lavorare insieme ai genitori, oltre che con il personale, è stato fondamentale per far acquisire certe abitudini anche nei contesti familiari”.
Oggi che la ricerca conclusa, quali valori sono rimasti nei nidi che avevate coinvolto?
“In un nido è stata ribonificato il giardino che in diversi punti non era agibile. In un altro si è cominciato ad utilizzare il cortile nonostante avesse una pendenza prima percepita come ostacolo. In generale le educatrici stanno continuando ad utilizzare le aree esterne come parte integrante dell’attività educativa”.
Quali vantaggi pratici avete registrato?
“Utilizzando un test di valutazione psicofisico, abbiamo notato un miglioramento delle capacità motorie ma anche relazionali. I bambini che a livello comunicativo presentano qualche difficoltà all’esterno si sentono più liberi e riescono a gestire meglio il rapporto con gli altri”.
Stai continuando a promuovere l’outdoor education altrove?
“Sì, in Molise, la mia terra. E’ la regione italiana con il tasso di obesità infantile più alto. Stare all’aperto è quanto mai necessario nell’ottica della promozione della salute”.

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