Mamme-arrosto e mamme-epidurale: per Loredana Lipperini sono solo caricature. E in mezzo ci siamo tutte noi

Mamme che si esaltano girando l’arrosto e infornando crostate. Mamme che al primo rigurgito o vagito notturno del neonato s’innervosiscono e sperano di tornare al lavoro al più presto. Ma davvero le madri si dividono in due grandi categorie opposte tra loro? Per Loredana Lipperini, giornalista e conduttrice di Fahrenheit su Radio Tre, che domani alle 18,30 sarà a Modo Infoshop di Bologna (via Mascarella, 24/b) per presentare “Di mamma ce n’è più d’una” (Feltrinelli), non è così.
La dicotomia tra la mamma che allatta ad oltranza e usa i pannolini lavabili e quella che partorisce con l’epidurale e ricorre al latte artificiale è fuorviante. Chi c’è nel mezzo?
“Tutte le mamme. Sono visibili solo i due modelli più estremi ed esasperati. Ma nessuna davvero assomiglia a quelle caricature. Tra l’una e l’altra ci sono moltissime diversità, più di quante se ne raccontino”.
Nel libro parli di uno scontro tra mamme, che aderendo all’una o l’altra fazione, non contribuiscono affatto al miglioramento delle proprie condizioni o all’avanzamento dei propri diritti. Le mamme dovrebbero allearsi di più? 
“Sì, questo è un problema che non riguarda solo le mamme ma tutti. In Italia bisogna imparare a combattere anche per i diritti che non ci piacciono. Le mamme devono chiedere la piena applicazione della legge 194 anche se non hanno intenzione di abortire, devono chiedere il rimborso del parto in casa anche se hanno partorito in ospedale. Così come opporsi alla legge 40 significa non avere a cuore la sorte delle donne infertili”.
Oggi si è acuito lo scontro tra natura e cultura. Chi è il colpevole della santificazione della mamme e dell’esaltazione del falso mito dell’istinto materno?
“Non c’è una colpa, è un retaggio storico millenario. La concezione cattolica di certo non aiuta. Le madri vengono associate alla figura della Madonna. Ed è un peso nel quale incappa anche chi è laica e particolarmente brillante. Milena Gabanelli ha scritto di recente un articolo sugli stupri in India nel quale sostiene che le donne non vanno violentate in quanto sacre. Ecco, si continua a far coincidere la femminilità con la funzione materna. E’ una questione che va ribaltata”.
La perfezione pare l’obiettivo finale: madri equilibriste che non fanno mancare nulla a nessuno, matrimoni da favola e figli ovviamente meravigliosi. Questa retorica come può influenzare una neo-mamma alle prese con depressione post-parto, coliche e risvegli notturni?
“Incardinare le mamme ma anche i papà in un’idea di perfezione significa massacrarli e far scattare dei sensi di colpa. Io sono cresciuta in un’epoca in cui c’era massima fiducia nelle madri e nella loro capacità di relazionarsi con i figli. Oggi nelle librerie la manualistica sulle mamme trabocca. Davvero, non vorrei mai essere una giovane madre oggi”.

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Commenti:

  1. che si riconoscano o meno nei due modelli “estremi” condivido l’auspicio che le madri si allrino..ma la vedo difficile..”combattere per i diritti che non ci piacciono” non è per niente facile per nessuno.
    Sul materno: la femminilità non è solo quello ma è certo anche quello (come il paterno fa parte della virilità) certamente con le sue luci e le sue ombre..e la genitorialità, maschile o femminile, ha tante sfaccettature e modi di essere che è legittimo raccontare

    1. “la femminilità non è solo quello ma è certo anche quello (come il paterno fa parte della virilità”

      ovviamente la genitorialità deve restare una scelta, questo è chiaro.
      E mascolinità e femminilità non sono astrazioni ma sono un intreccio di natura, cultura e storia, sono complessi, sfaccettati e sempre in evoluzione

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