Lui, lei e la doccia anarchica

C’è doccia e doccia.

LA DOCCIA DI LEI: ha il classico soffione a getto di acqua perpendicolare, le porte del box doccia restano chiuse fino a quando non ha finito di lavarsi,  le goccioline non prendono iniziative ma seguono diligenti la via del tubo di scarico. A doccia finita il tappeto resta ancorato al pavimento. A parte una sottile coltre di vapore, il bagno resta indenne dall’operazione.

LA DOCCIA DI LUI: ha il soffione a getto imprevisto, nel senso che quando lo direziona verso il basso l’acqua prende una direzione sempre e comunque diversa. Le porte del box sono certamente animate, si aprono proprio quando il soffione ha deciso di puntare l’uscita. Il tubo di scarico sembra non gradire l’acqua, sputandone fuori. Il tappeto, questo sconosciuto, si anima, si arrotola e si nasconde puntuale in qualche angolo del bagno. Per non parlare dell’accappatoio che, ingolosito da tanto movimento, prende il largo per altre e più interessanti stanze costringendo il suddetto a un urlo strozzato: “Qualcuno mi porta un accappatoiooooooooooooooooooo”.

RISULTATO: dopo la DOCCIA DI LEI il bagno è il bagno e avanti a chi tocca che potrà godere anche di un leggero odore di fiori e lavanda. Dopo la DOCCIA DI LUI è necessario armarsi di galosce e tuta da palombaro per essere sicuri di sopravvivere all’ondata di acqua impazzita che lo ha travolto. La colpa, ovviamente, è sempre di lei che ha scelto il tappeto sbagliato, non piazza preventivamente stracci nel bagno, ha comperato un accappatoio dal mago Silvan.

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