Tante sigle, poca sostanza: la scuola, i sindacati e l’utopia di uno sciopero unitario

Lo ammetto, sono di parte. Non li tollero, ma li devo sopportare. Sto parlando dei Sindacati, responsabili al pari di ministri, insegnanti e genitori dello sfascio della scuola pubblica italiana.
Ho poche certezze, ma una non mi abbandona mai: il giorno in cui entrerò in ruolo sarà l’ultimo di iscrizione al Sindacato. Prima non posso rinunciare alla famosa tessera, troppo importante compilare bene le domande e i moduli per poter essere inserito in graduatoria e poter insegnare. Già perché se lo fai da solo e ti sbagli poi non lavori, allora per non rischiare la tessera sindacale (e l’aiuto relativo) ti sembra il male minore.
Chiariamoci subito: mio nonno era iscritto alla Uil e al Pri, ci credeva molto e mi ha insegnato che partiti e sindacati sono il sale della democrazia. Poveretto, se tornasse al mondo adesso inforcherebbe il fucile e darebbe in escandescenze vedendo come è finita la faccenda. Per cui mi sono avvicinato al mondo sindacale con rispetto (per utilitarismo, come sopra spiegato) ma grande senso di appartenenza e devozione.
Ma tutto il lato romantico della vicenda è ben presto svanito in una orgia di sigle sindacali da spaventare anche i più impavidi. Ma lo sapete quanti sono i Sindacati nel mondo della scuola? Ogni tanto arriva una nuova sigla che proclama il suo scioperino a cui aderiscono il 2% dei maestri. Fra assemblee, scioperi, agitazioni, mail, giornalini affissi all’albo, avvisi il mondo della scuola è quello più sindacalizzato (e in perenne subbuglio) in tutta la galassia statale. E poi insegnanti di ruolo, precari prima fascia, terza fascia, ATA, Dirigenti, ognuno con la sua sigla, pronta a scendere in piazza contro qualsiasi cosa.
Facciamo il punto: CGIL, CISL, UIL, SNALS, ANQUAQ, COBAS, GILGA, FNADA, USI AIT e chi più ne ha più ne metta (sicuramente ne ho dimenticati molti), sono tutte sigle sindacali che operano all’interno della scuola, hanno iscritti e si siedono ai tavoli di concertazione con ministri e sottosegretari. Ma essendo tanti e in perenne litigio fra loro non sono mai stati in grado di resistere nemmeno una volta alle pressione di Governi.
In tutti questi anni i dirigenti sindacali (che per questo andrebbero presi a calci nel sedere e rimandati a casa) non si sono resi conto che più si dividevano e più il governo tagliava e lasciava in mutande il mondo della scuola. Mentre loro parlavano di unità sindacale, ma anche di distinguo, di strumenti di lotta, non si rendevano conto che i governi, fedeli al motto romano del divide et impera, facevano ciò che volevano. E loro a litigare, a puntualizzare, a rimarcare le differenze, a distinguersi gli uni dagli altri.
Non si sono nemmeno resi conto che l’Amministrazione verso cui avrebbero dovuto tutelarci negli anni ha precarizzato tutto, dividendo il corpo insegnanti fra quelli in ruolo, quelli abilitati, quelli vincitori di concorso e abilitati, quelli vincitori di concorso ma non abilitati, quelli con il titolo e tante altre assurdità. Così ad ogni decreto che il Governo fa (il colore politico cambia poco) si scatena la guerra fra poveri, fra docenti disperati che una stabilizzazione del posto la dovrebbero avere di diritto. Facile: se gli insegnanti litigano fra loro per un tozzo di pane non vanno a disturbare i governi. Ma è così difficile da capire?
Quando l’Amministrazione parcellizzava con motivazioni al limite del ridicolo le graduatorie per le immissioni in ruolo in 4 (proprio quattro!!!) fasce dov’erano lor signori? Chi ha difeso i docenti? Tutti a ribadire le proprie ragioni, ma azione poca. Vorrei chiedere: ma uno sciopero unitario per la scuola (e non contro qualcuno o qualcosa) quando pensano di organizzarlo? Ho speranza prima della pensione?

Maestro Perboni

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Commenti:

  1. Ho paura di no…all’ultima assemblea sindacale ho visto colleghi azzuffarsi sulle cose più assurde, se non lo capiamo noi ch edovremmo unirci e non litigare….

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