“Operato al cuore prima della nascita, così mio figlio Nicolò si è salvato”

Parla la mamma del bimbo operato al Sant’Orsola. «Il panico non mi è ancora passato, mi basta non sentire piangere Nicolò per un’ora che mi preoccupo. Ma in generale siamo più sereni, non tentare la strada dell’intervento prima della nascita sarebbe stato molto più rischioso che farlo»

«Il panico non mi è ancora passato, mi basta non sentire piangere Nicolò per un’ora che mi preoccupo. Ma in generale siamo più sereni, non tentare la strada dell’intervento prima della nascita sarebbe stato molto più rischioso che farlo. Non avevamo scelta». Emanuela Kapplani 26 anni, non aveva mai sentito parlare della possibilità di operare un bambino al cuore quando è ancora nella pancia della mamma.

Eppure, l’ha dovuto imparare sulla sua pelle e su quella di suo figlio, che oggi ha un mese e una settimana di vita: «Al Consultorio di Rimini, durante la morfologica, i medici si sono accorti che qualcosa, nel cuore di mio figlio, non andava. Dalle visite al Sant’Orsola, si è capito che il problema era una grave stenosi della valvola aortica. Nicolò rischiava di non sopravvivere». Quando alla donna e al marito Antion Nezha hanno proposto di operare il piccolo prima che nascesse, entrando nel suo torace con un palloncino, alla coppia è sembrato qualcosa di incredibile: «I casi di questo tipo, nel mondo, sono ancora pochi. Essere tra i primi in Europa non ci faceva sentire tranquilli, ma non potevamo ignorare questa possibilità».

Al settimo mese di gravidanza, Emanuela una sera ha ricevuto la telefonata attesa: «Mi sarei dovuta presentare al Sant’Orsola la mattina dopo. La notte è stata davvero lunga e pesante, l’intervento a cui andavo incontro era raro e rischioso. Mi rassicurava solo il fatto che Nicolò non avrebbe provato dolore. Quando mi sono svegliata dall’anestesia, ho sentito solo “tirare” intorno all’ombelico, dove mi era stato messo il catetere. Anche Nicolò si stava svegliando, tanto che poi è stato anestetizzato di nuovo. Una volta finito il tutto, io sono stata bene fin da subito, mentre le rassicurazioni sui miglioramenti di mio figlio sono arrivate nei giorni successivi».

Per non fare soffrire il bambino, i medici hanno poi optato, il 23 settembre, per un cesareo: «Nicolò è nato di 38 settimane ma pesava comunque tre chili e 600 grammi. Per il momento la situazione è sotto controllo, sappiamo che più avanti nel tempo dovrà essere operato di nuovo ma le sue condizioni sono stabili. Questo mese è filato via liscio, come in una normale famiglia che deve riequilibrarsi. Abbiamo altre due bimbe di sei e due anni, Anastasia e Giulia. La prima è entusiasta del fratellino, la più piccola ha un’età diversa ed è tornata a chiedere il pannolino, vedendo Nicolò. Abbiamo ricevuto una richiesta di informazioni da una ragazza americana che è nella situazione in cui eravamo noi due mesi fa, ci piace l’idea di dare supporto a chi passa quel che abbiamo vissuto noi. A questo proposito, invitiamo chi ha bisogno a cercarci sui social, quando si affrontano momenti così delicati, come quello di un intervento in utero, è utile avere un confronto».

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