Le donne in prima linea: “Così lottammo per salvare il nostro posto di lavoro”

La storia di Marina Francesconi, una delle donne che lottò dopo la decisione dell’Omsa di Faenza di delocalizzare la fabbrica in Serbia, lasciando in casa 350 dipendenti

Marina Francesconi

FAENZA – Ha cominciato a lavorare a 15 anni, Marina Francesconi. Un percorso lavorativo non semplice, con il difficile momento del 2009 quando la Golden Lady, proprietaria della storica Omsa di Faenza, ha deciso di delocalizzare la produzione nello stabilimento di Vajevo, in Serbia. “Quando mi hanno assunto – racconta Marina – mio padre mi disse: hai vinto un terno al lotto. Io ero convinta di andare in pensione lavorando all’Omsa”. Le cose difficilmente vanno come previsto e così per i 350 dipendenti, di cui 320 donne, si è aperto il baratro della disoccupazione. Marina è la protagonista scelta dalla Filctem Cgil per la prima puntata della campagna “Si scrive Lavoro si legge Identità e la sua storia è raccontata in un bel video in cui racconta quelle vicende.

La testimonianza di Marina è semplice, lineare e coinvolgente. Una donna scippata, insieme alle sue compagne, delle certezze, del futuro, della libertà di poter contare sul proprio impiego. Marina è una lavoratrice che ha incrociato l’amara esperienza del licenziamento. Ha reagito mettendo in gioco se stessa e la propria vita di moglie e madre. Senza essere un supereroe. Senza gesti plateali. Senza pretendere altro che la salvaguardia della dignità e della libertà che un lavoro stabile le aveva assicurato. “Sono state le donne che hanno messo la faccia in quella battaglia”, ricorda.

L’intervista ripercorre assemblee, consigli comunali, interviste, interventi in celebri trasmissioni TV, persino uno spettacolo teatrale con repliche in giro per l’Italia e l’Europa per opporsi alla chiusura di uno stabilimento che per anni ha rappresentato una vera e propria eccellenza italiana. Marina ha lottato con le sue compagne, col sostegno di molti, contro l’avversione di chi non riteneva possibile che un pugno di donne sarebbe riuscito nell’impresa di coalizzare territorio, politica e sindacato fino alla realizzazione di uno dei pochissimi esempi di reale e completa riconversione di un sito industriale, salvaguardando la gran parte dei posti di lavoro.

L’intento del sindacato è di raccontare, attraverso video, fotografie e storie, percorsi di vita e di lavoro, storie di impegno e di lotta, di difesa dei diritti, soprattutto contro le violenze. È un’occasione per promuovere l’universo femminile come punto di riferimento per una narrazione collettiva e aggregante, indicando strade di libertà, uguaglianza e affermazione di diritti. Nel 2014 venne raggiunto un accordo con Atl Group per l’assunzione di 140 dipendenti Omsa, con l’acquisto del terreno, capannoni e riconversione industriale del sito. Così 140 donne, tra le 209 dipendenti rimaste, imparano il mestiere di falegname per la produzione dei divani della Poltrone&Sofà,

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