Carlotta: «Ho trovato il mio senso in Zambia e lì ho conosciuto mio marito»

Milano, la frenesia, i monolocali, la carriera, il fidanzato. E poi, quasi all’improvviso, le zone rurali dello Zambia, i compound, i villaggi, le adozioni a distanza, le case famiglie. La vita di Carlotta Toscano, 35 anni, sembra quasi divisa in due. Ma il cambiamento, che ha sperimentato sulla propria pelle in maniera radicale dal gennaio 2013, non necessariamente è un percorso oggi concluso. Carlotta, che oggi è residente a Forlì, si occupa di comunicazione e raccolta fondi per la Comunità Papa Giovanni XXIII ed è mamma di tre bambini, parte per l’Africa a 27 anni dopo essersi licenziata da un’agenzia di comunicazione: «Il lavoro mi piaceva ma sentivo, in fondo, una grande insoddisfazione. Ero tormentata, cercavo di trovare un senso e una pienezza nell’attivismo ma, nei fatti, non trovavo pace. Avevo ipotizzato di andare in Australia a fare la woofer, poi il mio padre spirituale mi ha proposto di partire per lo Zambia. Io ho accettato, anche se nemmeno sapevo dove si trovasse».

In Zambia Carlotta, oltre a occuparsi di adozioni a distanza e supporto scolastico a bambini e ragazzi in situazioni di vulnerabilità, scopre nel giro di tre anni le ragioni profonde del proprio smarrimento:«Fin dai primi momenti ho apprezzato la dimensione della comunità, del vivere insieme, dell’aiutarsi a vicenda. Lì nessuno viene abbandonato a se stesso, perché la rete sociale cerca di far fronte ai bisogni di tutti, di chi è anziano, di chi ha fame, di chi rimane senza genitori e viene accolto non solo da parenti ma anche dai vicini di casa. Per me è stata un’esperienza consolante, quasi catartica: me ne sono riempita e l’ho usata come leva per liberarmi da certi fardelli emotivi e prendere le distanze da relazioni e situazioni che, ho capito laggiù, non mi corrispondevano. Le forti emozioni che si provano quando ci si immerge in un contesto così diverso, se approfondite, consentono davvero di accedere alle parti più profonde di sé per capire cosa si smuove, e perché, e come lavorarci».
Nella casa famiglia di Susan, che oggi è sua suocera, Carlotta conosce poi Patrick, che si stava laureando in Scienze informatiche: «All’inizio non c’era per niente feeling. Poi, lavando i piatti la sera, abbiamo scoperto che avevamo opinioni comuni e una visione del mondo che andava al di là di qualsiasi classificazione culturale. Alla fine del 2016, incinta di Theodore, abbiamo deciso di venire insieme in Italia».
Trasferitisi a Crema, sede della casa famiglia che per Carlotta era stata un punto di riferimento prima di partire per lo Zambia, la donna e il compagno devono però affrontare un cambiamento di vita fortissimo: «All’inizio non capivo dove andassero tutti così di fretta, perché non avessero tempo. Mi sembrava ci fosse troppo rumore. Ero arrabbiata e anche Patrick, con cui mi sono sposata l’anno dopo, ha avuto tante difficoltà ad adattarsi. Quando ci siamo trasferiti a Forlì per il mio lavoro, città che già raggiungevo tre volte alla settimana, da pendolare, portandomi dietro Theodore, le pappe e i pannolini, siamo piombati in un periodo tostissimo, di frustrazione e incomunicabilità. Mio marito, con due lauree, non trovava lavoro, parlava pochissimo italiano e credo che entrambi ci siamo chiesti spesso come mai ci fossimo trasferiti in Italia».
Dopo una fuga di un mese in Zambia, la coppia torna a Forlì e la questione lavoro, per Patrick, si sblocca: «Lui ha iniziato a lavorare come operaio in un’azienda tessile. Nel frattempo aveva aperto un startup al suo Paese, la PacCar Technologies (dalle nostre iniziali), che si occupa di mettere le tecnologie al servizio delle piccolissime e medie imprese del suo Paese, che sente la vocazione di contribuire a veder crescere. La sua azienda è entrata a far parte di “The Economy of Francesco”. Quando smette i panni dell’operaio, Patrick attacca le cuffie e si collega con il mondo».
Sull’onda della positività scaturita da quella pausa in Zambia, Carlotta e Patrick «mettono in cantiere» il secondo figlio. Nasce Maryam, che ha da poco compiuto 2 anni: «Durante il lockdown dello scorso anno, invece, sono rimasta incinta di Magdalene, che ora ha cinque mesi: è stata prima un fulmine in un cielo già tempestoso, poi un dono immenso. Forlì, per crescere i bambini, è un buon posto, ottima offerta a livello educativo, piena di parchi. Ma è chiaro che questo non basta per trovare il nostro senso come famiglia. Il cambiamento fa parte di noi e chissà dove ci porterà, siamo curiosi di scoprirlo e confidiamo nella nostra grande apertura e flessibilità e in un bagaglio di esperienze che ci rendono ogni giorno più forti».

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