Donne e mamme imprenditrici, la storia di Laura Cenni in occasione del Primo Maggio

Fabiana, 28 anni, è laureata in Scienze della produzione animale e ha vinto un assegno di ricerca al Crea. Angelica, 23, studia Economia e marketing nel sistema agroindustriale: «Entrambe le mie figlie mi aiutano nella stalla e un giorno prenderanno le redini della mia attività. Del resto sono cresciute tra le mucche, per loro questa è casa». Laura Cenni, 62 anni, allevatrice di bovini di razza romagnola a Riolo Terme, è la protagonista della storia che abbiamo scelto di raccontarvi in occasione del Primo Maggio, giorno della festa dei lavoratori.

«Il mio lavoro nasce dai miei genitori e da mio zio, che comprarono l’azienda negli anni Settanta. Io ho studiato ragioneria, dopo il diploma mi aveva cercata una banca e non avevo accettato. Tutte le volte che ho litigato con mio padre gliel’ho rinfacciato: “Accidenti a quando non mi sono fatta assumere”. Ma alla fine il mio posto qui, tra le colline e le mucche, che chiamo tutte per nome: Fatima, Cleopatra e Brigitta. Ogni anno è la volta di una lettera diversa, adesso siamo arrivati alla N. Non manca, ovviamente, Laura, che le mie figlie dicono sia la più testarda di tutte, come me”.

La giornata di Laura inizia con la sveglia alle sette: “Non sono una che si alza all’alba, anche perché il mio non è un allevamento da latte dove bisogna correre a mungere. La sera torno sempre a casa tardi dalla stalla e prima di andare a dormire, attraverso le telecamere, controllo che tutto sia a posto. Ho poco più di cento capi, tutti iscritti all’albo genetico: di ognuno, insomma, se ne ha la tracciabilità perché alla nascita viene fatto un prelievo di cartilagine”. Ogni anno, di vitelli, ne nascono una quarantina: “Il mio è un allevamento a ciclo chiuso, non vendiamo i vitelli da ingrassare ad altre aziende. Abbiamo cinquanta fattrici da riproduzione e oltre ad avvalerci dei tori, come è stato con Varenne, Dodo, Ironman e Titano, facciamo anche la fecondazione artificiale”.

Tra le soddisfazioni più importanti di Laura, il riconoscimento, nel 2019, di “allevatore dell’anno” nella categoria bovini da carne assegnatole da Fieragricola Verona e Informatore Zootecnico: “Sono anche delegata provinciale di Donne Impresa, il movimento femminile di Coldiretti, un ruolo a cui tengo particolarmente, visto che sono convinta che alle donne, purtroppo, nel mondo del lavoro venga ancora chiesto di dover dimostrare di più per essere apprezzate. Io, come dicono le mie figlie quando mi prendono in giro, tendo a voler comandare e quindi vado dritta per la mia strada. Ma gli ostacoli non mancano”.

Guardando al futuro, oltre a vedere Fabiana e Angelica al suo posto Laura immagina una stalla nuova: “L’anno prossimo vogliamo fare qualche lavoro di miglioramento, perché non bisogna fermarsi mai. I sacrifici ci sono, ovviamente. Ho cresciuto le mie figlie mentre portavo avanti la mia azienda, forte anche della mano che ci ha sempre dato mio marito. Loro si lamentano ancora che ceniamo troppo tardi. Ma il prezzo da pagare, per essere qua tra le mie colline e le mie mucche, non può non esserci”.