Donne senza figli, madri “snaturate”: se il materno è ambiguo per definizione

“Una su cinque non lo fa”. Che cosa? Un figlio. Sono le parole (ma anche il titolo di un libro) di Eleonora Cirant, che si è occupata di un fenomeno ancora tabù ma ben presente anche in Italia: quello delle donne childfree o childless, che i figli scelgono deliberatamente di non metterli al mondo o nei fatti, per una miriade di motivi, non li hanno. Cirant, che avevamo intervistato sul tema in occasione della sua presenza a Ravenna, è una delle persone che ha dato il proprio contributo a un libro tutto ravennate ma dal respiro culturale ben più ampio: “Ambiguo materno” che Piera Nobili e Maria Paola Patuelli hanno curato per Fernandel sulla scia di un percorso di riflessione avviato con Femminile Maschile Plurale.

Un libro che smonta luoghi comuni, stereotipi e verità consolidate sulla maternità. E che non ha paura di affrontare argomenti caldi come le discriminazioni sul lavoro dopo la gravidanza. Lo fa, per esempio, Vanessa Maher, quando parla di come in Italia, così come in altri Paesi, “in assenza di un equo sistema di sostegno alla famiglia e in mancanza di una responsabilizzazione dei due genitori nella cura dei figli, la maternità è trattata come una debolezza della lavoratrice”.

Henry Ford Hospital (Frida Kahlo)

E per superare la visione della madre come di un essere appagato dai figli e dalla cura, realizzato e dedicato, Serena Simoni attraversa la storia dell’arte spiegando alcune opere in cui la madre è, di volta in volta, “snaturata”, lussuriosa, “cattiva”, umana, ossessiva nel desiderio materno (Frida Kahlo). Una varietà di sfaccettature che restituiscono la complessità del sentimento materno, così come i significati culturali che la maternità assume nei vari contesti e nelle varie epoche.

“No. Non sono normale”, dice invece Maria Paola Patuelli quando dichiara che fin dalla prima adolescenza aveva in chiaro una cosa: che non sarebbe mai stata madre, semplicemente perché non lo voleva. “Associare la libertà al non avere figli – dice – è nel nostro paese qualcosa di concettualmente estremo e sicuramente conturbante. Eversivo? Eretico? Domande sensate”.

Allora davvero essere madri è qualcosa di naturale? Allora davvero esiste l’istinto materno? Domande che presuppongono una risposta articolata ma senz’altro negativa. Che parte da una riflessione sul corpo: “Anche il corpo procreativo è sempre meno naturale – dice Piera Nobili -. procreazione medicalmente assistita, fecondazione omologa o eterologa, ovodonazione, maternità surrogata, contraccezione e interruzione volontaria di gravidanza sono i trattamenti che consentono di essere o non essere madre, di programmare quando esserlo, di partorire o meno un figlio con disabilità, di salvaguardare il proprio sé ponendo in primo piano altri bisogni e desideri”.

 

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