Cominciano la dieta macrobiotica e finiscono schiavi di una setta

I reati contestati sono maltrattamenti, lesioni aggravate ed evasione fiscale. Roba tutto sommato ‘ordinaria’, che non sconvolge più di tanto, pur nella gravità dei fatti. Quello che lascia sconcertati è che c’è perfino l’associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù. Esattamente: in schiavitù. Nel 2018 i magistrati devono ancora occuparsi di simili ipotesi. E non si tratta del traffico di esseri umani, di disperati che cercano di emigrare da un Paese all’altro in cerca di un futuro migliore ma di persone del ricco e sazio Occidente che vogliono perdere peso, vivere una vita felice, usare prodotti il più possibile naturali ma che sono finite nelle mani di gente senza scrupoli. Che li ha plasmati, sfruttati, truffati, annientati nella volontà. Ridotti, appunto, in schiavitù con la scusa della dieta macrobiotica e della medicina naturale.

A finire nei guai sono stati un noto imprenditore del settore macrobiotico, il capo dell’associazione, più altri quattro membri che operavano tra la Romagna, specialmente nella provincia di Forlì, e le Marche. Tutto è nato nel 2013, dalla denuncia di una ragazza che, come tanti, aveva creduto ai benefici miracolosi della dieta in grado, prometteva il santone a capo dell’organizzazione, perfino di guarire malattie incurabili per la medicina ufficiale.

Le indagini, condotte dai poliziotti delle squadre mobili di Ancona e Forlì e supportate dalla squadra anti sette del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, hanno permesso di appurare che chi aderiva alla dieta Ma.Pi. (un acronimo che ricorda il nome dell’ideatore finito nei guai) finiva in una spirale perversa fatta di rinunce e di privazioni crescenti. Dal controllo del regime alimentare si passava a quello della sfera personale e professionale e della vita in generale: qualcuno è stato convinto anche ad abbandonare il proprio lavoro per mettersi alle dipendenze del ‘santone’ nei var “Punti macrobiotici” dislocati in tutta Italia e con una paga ridicola. Il tutto come forma di ‘ringraziamento’ nei confronti della setta che, tra le altre cose, vietava anche qualsiasi tipo di contatto con la medicina ufficiale. Di fronte ad un quadro così degradante, le accuse di maltrattamenti e di evasione fiscale, come si diceva, fanno quasi sorridere…

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