Scrittrice e mamma: “Vi racconto l’orrore di subire un Tso”

sala operatoria corsia ospedale“Ti senti uno spaventapasseri, un pezzo di legno senza identità, un corpo senza un’anima”. Paola Tassinari è una scrittrice di Ravenna: ha pubblicato con le Edizioni del Girasole e con Sensoinverso. Gestisce anche quattro blog, dipinge e ha un figlio di 39 anni che vive in Canada. Affetta da disturbo bipolare (“ma chi di noi, in fondo, non lo è?”), all’inizio di gennaio, al Servizio psichiatrico del “Santa Maria delle Croci”, ha subito un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso), una procedura in Italia ancora legale che prevede che una persona possa essere forzata a prendere farmaci o essere curata contro la propria volontà, se ci sono caratteri d’urgenza. Dopo diciassette giorni di ricovero e dopo aver “elaborato il lutto”, Paola ha scelto di raccontare la propria storia per far luce su una pratica a suo dire “incivile” che in Germania, per esempio, è stata abolita perché lesiva della dignità umana.
Paola, che cosa è successo esattamente?
“Da anni sono in cura privatamente per la depressione bipolare. Da qualche mese ero riuscita a smettere di prendere un farmaco che mi aveva intossicata e fatto stare molto male. In ospedale mi hanno chiesto di assumere proprio quel medicinale e io mi sono rifiutata, visto che avevo appena vissuto un inferno per riuscirne a fare a meno e a introdurne uno nuovo. Dopo mezzora sono arrivati i vigili urbani con un provvedimento firmato dall’Amministrazione comunale. Quattro persone, tre donne e un uomo di oltre cento chili, mi hanno immobilizzata, intimandomi di mandare giù la pillola. A quel punto, terrorizzata e dolorante, non ho più avuto il coraggio di oppormi”.
Ha avuto delle reazioni negative?
“La mattina dopo, quando mi sono alzata, avevo un herpes sul viso e sangue nelle urine, effetto che già avevo sperimentato in passato. Senza contare le escoriazioni a gambe e braccia per il fatto di essere stata bloccata e tenuta stretta”.

La scrittrice Paola Tassinari
La scrittrice Paola Tassinari

Com’è continuato il suo ricovero?
“Per le due settimane ho sempre finto di prendere quello psicofarmaco. Mi mettevo in bocca la pastiglia e la tenevo sotto la lingua. Poi, quando sapevo di non essere più controllata, la sputavo. Ho anche simulato l’intontimento per dimostrare che il medicinale l’avevo preso”.
Era mai stata in Psichiatria?
“Sì, sei anni fa durante un periodo di forte depressione. Questa volta, però, mi sono davvero sentita un pesce fuor d’acqua, in un teatro dell’assurdo”.
Ne ha viste di tutti i colori?
“Mi sono stupita nel vedere stanze senza porte, uomini e donne messi nelle stesse camere, bagni comuni. Senza contare le proposte sessuali arrivate in quei giorni da altri pazienti. E la puzza di fumo. Per fortuna, superato lo choc, ho trovato tra la altre persone ricoverate un’empatia e un’umanità pazzesca. C’erano soggetti assolutamente geniali, anche se con problemi, tra cui un ragazzo cinese di 19 anni a cui ho fatto un po’ da mamma: non veniva a trovarlo nessuno, era inebetito dalle medicine, non si lavava, dormiva sempre e le poche volte in cui riusciva a mangiare, non veniva aiutato”.
Come ha accettato quell’ambiente, se era così lucida?
“Non l’ho accettato, almeno non all’inizio. Ho provato anche a scappare in pieno giorno ma mi hanno riacciuffata per strada e ho temuto un nuovo Tso. Dopo ho deciso di starmene tranquilla, di assecondare di più medici e infermieri. E mi sono soffermata a osservare quelli che erano costretti a stare lì dentro, come me: gente, il più delle volte, bisognosa d’amore. Credo, in buona sostanza, che anche il personale del reparto indossasse una maschera: come se recitassero una parte che magari non sentivano loro, come se nascondessero la loro umanità”.
Quando è stata dimessa, che cosa ha provato?
“Sono stata dimessa in un contesto terribile, mentre stavano facendo un Tso a una signora di 81 anni, la classica azdora romagnola. Ho provato di nuovo tanta impotenza, tanta sofferenza. Mi sono ripromessa che, una volta fuori da lì, avrei raccontato tutto l’orrore di questa pratica. Lo devo agli altri, a quelli che sono ancora lì dentro o che ci entreranno in futuro. Ho scritto un racconto romanzato sulla mia esperienza: parteciperò al concorso letterario indetto dalla Historica Edizioni per la seconda edizione della Fiera del libro della Romagna”.

Qui i blog di Paola Tassinari: Immagini di Chimere, Romagnamare, Il Forum di Teoderica, Paola Tassinari

In questo articolo ci sono 7 commenti

Commenti:

  1. Buonasera Paola…sicuramente le malattie di origine psicologica….comunque vengano chiamate, sono dolorosissime da vivere, non si possono spiegare….è un dolore impietoso dentro….rischi di essere anche deriso per la poca attenzione a questo tipo di problematiche!!! poca informazione sicuramente….ma anche molta.. molta.. molta ..paura di informarsi!!! certo un ginocchio ingessato lo vedono tutti e non spaventa…ma quello che non si conosce e per fortuna in tanti non sanno cosa è…..Ecco quelli potrebbero fare del male a chi, dentro vive malamente e chiede aiuto ….un aiuto silenzioso, con gli occhi…con lo sguardo…ma tutti andiamo di corsa…e chi ha tempo di soffermarsi ad ascoltare e dare attenzione…..purtroppo Signora Paola….purtroppo buon proseguimento e tanti auguri affinchè indovinino la cura per Lei, Giusy

  2. Durante la mia esperienza all’SPDC (come studentessa di infermieristica) ho visto diversi TSO, ma mai perché un paziente rifiutava di prendere una pillola (per quanto molti pazienti psichiatrici fingono di prendere la loro terapia, motivo per cui vi è una sorveglianza costante, soprattutto perché era un reparto chiuso, che non ospitava “solo” bipolari e/o depressi, ma pazienti violenti, ed alcuni decisamente pericolosi.) generalmente, al rifiuto di un farmaco, seguiva una chiacchierata con lo psichiatra, non un TSO, specialmente per i non violenti o se non in condizioni di emergenza (paziente con segni di crisi psicotica imminente). L’ambiente che ho trovato io è molto diverso da quello descritto, ed i malati trattati molto diversamente. Il reparto era “chiuso” (ovvero i pazienti potevano uscire solo accompagnati e sotto sorveglianza di personale esperto, e sì, venivano controllati, avevamo un’autolesionista, piuttosto giovane, che era geniale nel trovare il modo di ferirsi brutalmente, anche con oggetti ordinari, che pertanto dovevano essere controllati, ed era molto abile nello sfruttare la complicità degli altri pazienti) ma ogni stanza aveva le porte, anzi tutti gli oggetti potenzialmente pericolosi erano sottochiave, ed i pazienti erano liberi di muoversi fra le camere, gli spazi comuni, le aree ricreative, ed anche di uscire, sorvegliati. Solitamente a piccoli gruppi e due/tre volte al giorno, a seconda delle loro condizioni del momento. Il TSO tipo di cui ho esperienza è quello di un paziente violento, pericoloso per sé stesso e per gli altri, spesso in crisi psicotica acuta e chiaramente non in sé, e solitamente sì, accade dopo la sospensione di un farmaco, perché spesso il paziente psichiatrico smette di assumere farmaci, in parte per i pesanti effetti collaterali, in parte perché alcune malattie -ad esempio la paranoia- lo portano a smettere il farmaco. Tuttavia sono sconvolta, perché il reparto ed i TSO che ho visto non sono quelli che descrive la signora. Ovviamente ero al corrente che quello che ho frequentato era un reparto “all’avanguardia” ma tale discrepanza fra la mia esperienza -comunque decisamente dura, sono stata aggredita e minacciata ben più di una volta- e l’esperienza della signora mi fa capire che c’è ancora molto da cambiare…

  3. Purtroppo per molte persone che subiscono angherie da persone psicopatiche il TSO dei propri persecutori è l’ultima speranza. E tra questi in particolare mi riferisco ai gravi casi di stalking che purtroppo spesso finiscono in femminicidio. Non a caso in Germania lo hanno reintrodotto (2017) perchè è stato visto che non poteva funzionare uno stato civile senza TSO.

  4. hai la vita distrutta al pari di una criminale ed è anche peggio del carcere il tso perchè viene offesa la persona con medicinali che se è un errore quel tso come nel mio caso che lo è la persona vittima di tso riporta addirittura lesioni fisiche che per risollevarsi dal turpe chimico ci vogliono anni e anni per uscire dal intossicazioni delle medicine che passano nei ospedali e ritrovare un equilibrio normale cosciente quindi non lo so se a parità di reclusione di errore sia forse meglio il carcere in quanto essendovi anche avvocati rendendosi conto del errore che è stato compiuto in quanto a un certo punto anche se è richiesto 20 giorni se la persona non né colpevole viene comunque scarcerata e poi certamente ci sarà un processo e hai diritti come tutti e non viene compromessa la salute cosa che invece in ospedale psichiatrico viene compromessa in maniera assolutistica senza replica anche se non c’è necessità di proseguire il tso continuano nel tenere reclusa una persona quindi sequestro di persona si dimenticano proprio che la persona è li reclusa in quel ambiente che diventa non piu sequestro di persona ma ergastolo perchè tenuta al interno una persona senza un vera concreta motivazione perchè non deve piu ragionare .quindi come si può definire una azione del genere su una persona che non fargli averei suoi diritti viene sequestrata la persona .quel tso li si chiama violenza criminalità perchè lo scopo era non far piu ragionare la vittima con la propria testa non accettatono di aver sbagliato invece nella reclusione classica c’è un possibile dialogo,possibile scelte per chiarire equivoci non compromessa la salute psichica che è basilare .e era interesse di chi ha chiesto il tso che non ci fosse via di uscita affinchè non potesse essere chiarito e affinchè la persona non avesse piu possibilità di ragionare di avere un processo cognitivo di pensare di parlare arrivare anche a togliere la parola questo si chiama violazione dei diritti umani inflitto a un cittadino qualsiasi da asl 5 . ho denunciato asl 5 ,per maltrattamenti lesioni sequestro di persona perchè non si puo sbagliare e persistere con rabbiosa tenacia è perseverando nel errori alienando la persona dalla società dalla ragione e non poter reclamare

  5. non puoi piu fare domande di lavoro hai la vita distrutta al pari di una criminale ed è anche peggio del carcere il tso perchè viene offesa la persona con medicinali che se è un errore quel tso come nel mio caso che lo è la persona vittima di tso riporta addirittura lesioni fisiche che per risollevarsi dal turpe chimico ci vogliono anni e anni per uscire dal intossicazioni delle medicine che passano nei ospedali e ritrovare un equilibrio normale cosciente quindi non lo so se a parità di reclusione di errore sia forse meglio il carcere in quanto essendovi anche avvocati rendendosi conto del errore che è stato compiuto in quanto a un certo punto anche se è richiesto 20 giorni se la persona non né colpevole viene comunque scarcerata e poi certamente ci sarà un processo e hai diritti come tutti e non viene compromessa la salute cosa che invece in ospedale psichiatrico viene compromessa in maniera assolutistica senza replica anche se non c’è necessità di proseguire il tso continuano nel tenere reclusa una persona quindi sequestro di persona si dimenticano proprio che la persona è li reclusa in quel ambiente che diventa non piu sequestro di persona ma ergastolo perchè tenuta al interno una persona senza un vera concreta motivazione perchè non deve piu ragionare .quindi come si può definire una azione del genere su una persona che non fargli averei suoi diritti viene sequestrata la persona .quel tso li si chiama violenza criminalità perchè lo scopo era non far piu ragionare la vittima con la propria testa non accettatono di aver sbagliato invece nella reclusione classica c’è un possibile dialogo,possibile scelte per chiarire equivoci non compromessa la salute psichica che è basilare .e era interesse di chi ha chiesto il tso che non ci fosse via di uscita affinchè non potesse essere chiarito e affinchè la persona non avesse piu possibilità di ragionare di avere un processo cognitivo di pensare di parlare arrivare anche a togliere la parola questo si chiama violazione dei diritti umani inflitto a un cittadino qualsiasi da asl 5 .ho denunciato asl 5 ,per maltrattamenti lesioni sequestro di persona perchè non si puo sbagliare e persistere con rabbiosa tenacia è perseverando nel errori alienando la persona dalla società dalla ragione e non poter reclamare .

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