papà, mamma, famiglia, bambino“Chi si occupa di Medicina della Riproduzione Umana si ricorderà sempre la data dell’8 aprile 2014, giorno in cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa in Italia, sancito con la legge 40/2004. Quel giorno , noi medici e biologi, abbiamo festeggiato, ci siamo cercati per dichiarare la nostra incredulità e per parlare della nostra libertà scientifica e culturale. Le nostre coppie ci hanno cercato per festeggiare cono noi e noi con loro. Alcuni si sono commossi pensando alle battaglie combattute a fianco dei propri pazienti negli ultimi dieci anni”. A parlare è Tiziana Bartolotti, specialista in ginecologia e responsabile del centro ARTeBIOS di Demetra srl di Lugo (Via Giardini, 11), da anni in prima linea per quanto riguarda la PMA (Procreazione Medicalmente Assistita).

L’8 aprile scorso è diventato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa, imposto per dieci anni dalla legge 40 del 2004. “Una legge – commenta la dottoressa Tiziana Bartolotti – che ha tolto ai medici la dignità della propria professione, dopo anni di studio e ricerca ,e ai pazienti ha dato l’umiliazione e la vergogna di sentirsi emigranti per il desiderio di genitorialità “

Dottoressa, che cos’è l’eterologa?
“Un tipo di fecondazione che avviene per mezzo di ovociti e spermatozoi non appartenenti alla coppia. I donatori vengono attentamente selezionati e devono essere sottoposti ad analisi cliniche che escludano la presenza di infezioni in corso, come l’HIV e l’epatite B e C. In genere, il seme dei donatori viene utilizzato, per motivi di sicurezza, solo dopo sei mesi dalla donazione stessa.
Secondo quali criteri si sceglie di associare uno spermatozoo o un ovulo a una coppia piuttosto che a un’altra?
“Esistono due criteri che anni fa erano fondamentali ma che, negli ultimi anni, stanno acquisendo meno valore. Uno riguarda l’aspetto fisico del donatore o donatrice. Si è sempre detto che chi dona i gameti dovrebbe avere caratteristiche fisiche simili a quelle del ricevente.
Noi tutti, però, sappiamo che il nostro aspetto è il risultato di un “frullato” di geni che derivano dai nostri antenati e può capitare, pertanto, di vedere figli naturalmente biondi anche se i genitori hanno i capelli scuri . Lo stesso vale anche per il colore degli occhi ed altre caratteristiche fisiche. Non capita inoltre raramente di vedere somiglianze fisiche o comportamentali fra genitori (per genitori intendo le persone che crescono il bambino) e bambini nati da una donazione di gameti o embrioni, quindi al 100% non appartenenti geneticamente alla coppia ricevente. In base alla mia esperienza posso pertanto dire che non è tanto la genetica ad influenzare la somiglianza quanto l’appartenenza a quella determinata famiglia”.
Qual è il secondo criterio?
“Il secondo criterio è quello riguardante il gruppo sanguigno. In particolare, si è sempre cercato di fare in modo tale che il gruppo sanguigno dei donanti non siano incompatibili con quelli dei futuri genitori. Per fare un esempio, se il padre è 0 Rh negativo e la madre di gruppo A Rh negativo, il figlio potrà essere di gruppo 0 o A negativo, se concepito naturalmente, all’interno della coppia, e non certo di gruppo B. E’ intuitivo che, scoprire in età adulta, di non avere un gruppo sanguigno compatibile con quello dei propri genitori, potrebbe comportare un importante shock psicologico. Anche per tale motivo, consigliamo ai genitori di informare il prima possibile i bambini sulla loro vera origine affinchè possano sentirsi bambini ‘speciali’ piuttosto che subire la vergogna della ‘non appartenenza’ a quei genitori che, in fin dei conti, li hanno desiderati così tanto da compiere numerosi tentativi di fecondazione assistita sia in Italia che all’estero . Consiglio spesso ai genitori di dire ai propri bambini che sono così speciali perché non sono stati portati dalla cicogna ma da un aereo speciale che conteneva uova e semini in un liquido magico”.
Come avviene il prelievo dei gameti nei donatori?
“Avviene con le stesse metodiche della raccolta per i trattamenti omologhi. La raccolta e donazione degli spermatozoi avviene in seguito a masturbazione in ambiente dedicato, invece gli ovociti, devono essere raccolti in ambiente sterile (sala operatoria) per via transvaginale. In pratica, viene collocato un lungo e sottilissimo ago sulla sonda ecografica transvaginale che ci permette di vedere dove dobbiamo prelevare, nelle ovaie, gli ovociti. La tecnica non è difficile, richiede circa quindici-venti minuti di tempo e viene eseguita, in alcuni centri in anestesia generale ed in altri in anestesia locale”.
Come avviene il collocamento nell’utero della donna che diverrà madre del bambino?
“La paziente ricevente deve assumere alcuni farmaci che sono necessari per preparare l’endometrio, cioè la parte centrale dell’utero. Si tratta di terapie ormonali somministrate per via orale o gel e cerotti da applicare sulla pelle. Nel frattempo, la donatrice assume farmaci( sempre ormoni) che inducono la crescita dei follicoli, cioè delle strutture ovariche che contengono le uova. E’ importante che esista una buona sincronizzazione fra le terapie della donante e quelle della ricevente. Una volta avvenuto il prelievo delle uova nella donatriche, queste vengono inseminate col seme del marito della ricevente e, circa due- tre giorni dopo, quando si è formato l’embrione, questo viene trasferito, tramite un sottilissimo catetere nell’utero della ricevente con una semplicissima manovra che non necessita né di ricovero né di anestesia. Se invece parliamo di donazione di embrioni, questi verranno semplicemente scongelati e trasferiti nell’utero della ricevente poiché tutto il trattamento sulla donatrice è già stato eseguito in un altro tempo precedente (anche anni). Ci tengo a dire che sono numerosi gli embrioni abbandonati nel mondo e l’embriodonazione, cioè la donazione di embrioni che non appartengono al 100% alla coppia ricevente,offre comunque bei risultati in termini di gravidanza. Anche in Italia abbiano molti embrioni congelati e abbandonati, ritengo che una delle priorità attuali sia quella di normare la possibilità di donarli a coppie sterili o gravemente infertili. Con questa procedura sarà possibile anche donare la vita ad un bambino che, altrimenti, non sarebbe mai nato”.
In Italia ci sono già dei centri di procreazione pronti per l’eterologa?
“Purtroppo, presi dall’entusiasmo, abbiamo comunicato che siamo pronti ma di fatto non è così. La donazione in Italia al momento dovrà essere gratuita e non verrà dato nessun rimborso spese ai donatori a differenza di quanto avviene in altri paesi europei, quindi sarà molto  difficile avere gameti donati ,specie ovociti , poiché come abbiamo descritto, le donne per donare devono eseguire terapie farmacologiche ormonali ed essere sottoposte ad un intervento chirurgico. Inoltre dovranno essere presi in considerazione alcuni importanti aspetti come, ad esempio, il numero di donazioni che ogni donatore potrà eseguire per ridurre al massimo il rischio di unioni fra consanguinei”.