Nesso causale tra la grave forma di autismo e il vaccino. Vuol dire che sì, che quel ragazzo oggi quindicenne secondo la testimonianza dei genitori, le cartelle cliniche, le perizie e tutto il materie raccolto è nato sano ma molto probabilmente si è ammalato dopo la somministrazione delle tre dosi di vaccino obbligatorio.

Così ha stabilito con l’ultima sentenza dell’11 novembre il giudice del Lavoro Vincenzo Pio Baldi del Tribunale di Pesaro nei confronti di una famiglia marchigiana difesa dall’avvocato riminese Luca Ventaloro, il quale non è nuovo a vittorie di questo tipo. La prima clamorosa sentenza risale solo a luglio scorso quando lo stesso giudice ha riconosciuto un risarcimento di 200.000 euro a una famiglia che ha perso la bimba a causa di una sindrome da morte in culla che per il giudice ha un nesso di causalità con il vaccino esavalente.

L’ultima sentenza invece  è relativa a una storia di diversi anni fa e fa luce su un aspetto che negli ultimi casi riportati da Romagna Mamma non era emerso: il possibile nesso tra l’autismo, il vaccino e patologie intestinali.

La storia del ragazzino, infatti, come ricostruisce lo stesso Comilva sul suo portale web rifacendosi alle carte processuali, risale al 1998 quando il piccolo inizia le vaccinazioni. Nato sano, crescita normale, senza particolari problemi di salute, a tre mesi e mezzo viene sottoposto alla prima dose. Subito iniziano i problemi, irrequietezza, sonno disturbato e diarrea alternata a stitichezza. Allertata la pediatra, la mamma viene tranquillizzata e al bambino somministrate tisane e una dieta adeguata. Il problema si ripresenta a fasi alterne con la seconda somministrazione fino ad arrivare alla terza dose di vaccino quando i dolori addominali diventano talmente intensi da esigere un ricovero. Il bambino va avanti con alti e bassi fino alla somministrazione del vaccino trivalente a quindici mesi che fa precipitare la situazione. Nel frattempo oltre ai problemi fisici insorgono anche quelli comportamentali che solo ai quattri anni del piccolo sfociano in una diagnosi di autismo irreversibile.

Il nesso tra autismo, vaccino  e malattia intestinale cronica viene riportato alla luce nel corso della consulenza tecnica d’ufficio con riferimento agli studi del gastroenterologo britannico Dr. Andrew Wakefield che nel 1998 pubblicò una ricerca sulla rivista The Lancet che ne suggeriva il possibile legame, ricerca che ha suscitato allora grande clamore e che ha dovuto aspettare diversi anni prima di essere riconosciuta come una tesi valida. Almeno fino al 2004 quando in Danimarca  uno degli studi più noti e accreditati hadimostrato come i bambini danesi siano passati da una media di 18,8 casi di autismo ogni 100,000 abitanti negli anni 80-85 (prima della vaccinazione MPR di massa, che iniziò nel 1987) a 146,4 casi nel 2002.

Negli Stati Uniti, gli ultimi dati diffusi dal CDC –  Centers for Disease Control and Prevention (CDC) – sulla diffusione della patologia parla di epidemia di autismo:  un bambino ogni 54 e una bambina ogni 225 ha oggi un disturbo dello spettro autistico.