Celle e maternità sono incompatibili. A Bologna urge un Icam, cioè una struttura che ospiti le madri detenute coi loro figli piccoli. Lo dice la garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune, Elisabetta Laganà, dopo la visita in città del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. 

Al carcere della Dozza Laganà ha incontrato due giovanissime madri, una con una piccola di un mese e l’altra con un bambino di sei mesi. La casa circondariale, poi, ospita anche una giovane incinta di tre mesi. E il nido della sezione femminile “risulta scarsamente attrezzato” ed è “un luogo inadatto alla tutela della maternità e dell’infanzia”. Per la garante, insomma, “la definizione di tutela della salute psico-fisica delle madri e bambini in carcere è raffigurabile come incompatibile”.

Nel documento del Comitato si invita anche a prestare maggiore attenzione alle donne detenute, “su cui il carcere sembra avere un maggiore impatto di sofferenza”, sia sulle madri che sui bambini. “A causa della permanenza in un ambiente chiuso e permeato di rumori fortemente angoscianti per i piccoli”, infatti, il carcere “può provocare conseguenze in termini di danni permanenti, soprattutto per i bambini in età neonatale e protratta per più anni”. Vista la legislazione ferma, per Laganà la soluzione più immediata è la creazione di strutture ad hoc.