Diventare mamma non è un cambiamento da poco. Partorire è un rito di passaggio. All’apertura fisica ne corrisponde una altrettanto ampia, ma psicologica. Avete mai sentito parlare della figura della doula? Non è un medico, no. Né tantomeno un’ostetrica. Piuttosto, una donna che supporta la gravida o la neo-mamma sul piano emozionale. In Italia non è ancora così diffusa ma in certe zone della Spagna, dove Natalia Correa è nata e si è formata, sì. Natalia partirà a breve a Faenza con un corso dal titolo “Ballando con mamma” al centro sociale Borgo (via Saviotti, 1).
Natalia, di che cosa si tratta?
“Dividerò il laboratorio in due parti. Nella prima le mamme faranno ginnastica e balleranno con i figli in braccio. I bambini stanno sempre nei passeggini: da me no, la ricerca del contatto fisico sarà una priorità. Proporrò esercizi per il recupero del pavimento pelvico, yoga per neonati. Nella seconda parte aprirò uno spazio nel quale le neo-mamme potranno parlare della settimana andata storta, di allattamento e nel quale potranno elaborare il proprio parto”.
La doula è una figura che entra in sala parto?
“In certi casi sì, solo se la donna lo desidera e se l’ospedale non è troppo rigido. In certi reparti non è ammessa più di una figura accompagnatrice. Ma qualche volta, qui a Faenza, sono riuscita a restare con la partoriente insieme al compagno”.
Quale ruolo ha una doula in un momento così topico e doloroso?
“Le contrazioni per noi sono ‘onde’, il dolore si chiama ‘intenso’. Diamo sollievo usando tecniche non mediche come massaggi, piccole pressioni. Ma il mio obiettivo principale è l’accompagnamento al parto”.
Non bastano i cosiddetti corsi di accompagnamento alla nascita?
“Io credo che sia necessario un lavoro sulla biografia umana. Il mio punto di riferimento è il libro ‘La maternità tra estasi e inquietudine” di un’autrice argentina, Laura Gutman. Per lei una donna che diventa madre deve prima lavorare sulla propria storia e costellazione familiare: la propria infanzia è importante per proiettarsi come figura materna, per immaginarsi tale. Questo percorso si svolge come una psicoterapia anche se i terapeuti non sono psicoterapeuti ma terapeuti in biografia umana”.
Questo lavoro come si traduce, nella pratica?
“Io ho introdotto il disegno prendendo spunto da ostetriche e doule americane e lo uso puntualmente nella preparazione ed elaborazione del parto. Faccio disegnare alle gestanti il loro parto ideale, la loro più grande paura rispetto a quel momento, le invito a disegnarsi con la pancia. Dai loro racconti, poi, capisco dell’emotività che vivono”.
Quale obiettivo finale ha questo lungo accompagnamento?
“Arrivare pronte al parto, che è un passaggio fondamentale a volte sottovalutato: in quell’attimo non si è più figlie, si è madri. C’è una ricostruzione dell’identità incredibile. Molti aspetti che erano in ombra emergono con il parto. La miglior preparazione è appunto un lavoro su se stesse”.
Tu stessa sei mamma?
“Sì, ho tre bambini. Capisco bene cosa si prova. Se vedo che la donna che ho di fronte non vive con scioltezza il lavoro psicologico, freno sugli aspetti introspettivi e passo ad altro. Idem durante il parto: taro il metodo sulla base delle caratteristiche della mamma”.

In Italia esiste un’associazione di doule
Per contattare Natalia Correa, 329 4339380