Andare a trovare Giuseppe Giacobazzi a tre mesi dalla nascita di sua figlia Arianna significa aspettarsi esilaranti gag su pannolini da cambiare, coliche e ruttini. C’è anche quello, ci mancherebbe: siamo pur sempre a casa di un comico. Ma Andrea Sasdelli (così all’anagrafe) parte con una rivelazione che per lui puzza poco di tabù e profuma molto, invece, di una gioia che gli esce da ogni poro: “Arianna è nata grazie alla fecondazione assistita, dopo anni e anni di tentativi in Italia e all’estero. Io e mia moglie Roberta, stando alle analisi, non avevamo nessun problema. Ma dopo un aborto spontaneo successo tredici anni fa a sette settimane di gravidanza, lei non è più rimasta incinta. Alla fine ce l’abbiamo fatta in Spagna, a Madrid”.
Giacobazzi, per molte coppie sterili la Pma è un argomento da censurare. Che cosa ne pensa?
“Penso che non c’è niente di male a desiderare un figlio a tal punto da affrontare un calvario come la fecondazione assistita. Né c’è qualcosa di male a raccontarlo. Mica è una colpa. Se fossi un ladro o uno spacciatore dovrei provare vergogna, quello sì. Davvero non capisco come mai molte coppie abbiano paura ad ammettere di essere riusciti a diventare genitori grazie alla provetta: come si spiegano tutti questi gemelli avuti a cinquant’anni?”.
Lei ha cinquant’anni, sua moglie due di meno. Com’è diventare papà così avanti?
“Una gioia infinita. Dicono che i genitori non più giovani sono apprensivi, io sono rilassatissimo. Oltretutto Arianna è stata cercata per una vita: direi che sono arrivato alla paternità con una piena consapevolezza”.
L’ha frequentato il corso preparto?
“Certo, a Lugo. Per buona parte delle lezioni ero l’unico uomo. Ma non voglio darmi meriti: gli incontri erano la mattina, di sicuro gli altri papà erano al lavoro”.
Ha fatto le classiche prove con il bambolotto?
“No, mai. Ho sperimentato dal vivo, con Arianna. Sono stato il primo a cambiarla, dopo l’infermiera del Sant’Orsola. Lo so che i neonati non vedono ma mia figlia pareva volermi dire: ‘Attento a quello che fai!’”.
Molti uomini hanno orrore della cacca: lei no, quindi? La cacca dei bambini è santa, è d’accordo con questa definizione?
“Sul concetto di santo avrei qualche remora. Dovrei prima verificarne il processo di beatificazione. Ma di sicuro non mi fa schifo. Mi ero allenato con i miei chiwawa, che sono talmente ordinati da fare la cacca nel pannolino. Sono andato liscio come l’olio con Arianna”.
Che papà operativo: avrà di sicuro assistito al parto…
“No, per carità. Mia moglie ha fatto il cesareo, ma anche se avesse partorito naturalmente, non sarei entrato. Lei era d’accordo con me”.
Nemmeno per farsi dare qualche morso durante le doglie?
“Appunto per quello. Sarei stato inutile: e poi perché mi sarei dovuto fare insultare da Roberta più di quanto non succeda già?”.
È una precisa?
“Lavorava come fiscalista, pensi un po’. Un giorno però le ho suggerito di occuparsi dei conti di casa. E si è licenziata. Oggi fa la mamma e la moglie. E non so cosa sia più difficile”.
L’aiuta la notte, quando Arianna si sveglia?
“Arianna è fantastica. Dorme tutta la notte. Ha preso i nostri orari: va a letto sull’una e mezza e tira dritto fino alle undici del mattino. Una pacchia”.
Ma almeno nei primi giorni, avrà rotto un po’ le scatole…
“Si svegliava, sì. Ci alternavamo io e mia moglie per andare da lei”.
Scene da panico mai?
“Solo una volta abbiamo rischiato di andare al pronto soccorso. Non aveva fame, non aveva febbre ma ha urlato come un’aquila per due ore. Prima di andare all’ospedale, è arrivata l’illuminazione: il sondino. Al Sant’Orsola ce ne avevano dati due. Ancora adesso, quando serve, torna utile”.
Glielo mette lei, ad Arianna, il sondino? Non è piacevole…
“Ci pensa Roberta. Io penso a distrarre Arianna, a farle i sorrisini, a farla giocare. E aspetto fiducioso il fischio di liberazione”.
E sul fronte latte, come se la cava?
“Arianna prende il biberon, dunque sono attivo. A volte la allatto prima degli spettacoli e lo dico anche al pubblico. Lei ci mette un secondo a fare capire che vuol mangiare: sorrisino, broncio e poi pianto isterico. Se decide che ha fame, ha fame e non c’è verso. Ha la pazienza della mamma”.
Come ha vissuto la gravidanza?
“Bene, con moltissima attesa. Mi sono innamorato di Arianna nelle ecografie, anche quando non si vedeva un tubo. Sono diventato un esperto in ginecologia: chiedetemi che cos’è un endometrio, vi risponderò correttamente. Io e i biologi ci diamo del tu”.
E sua moglie, viste le vicissitudini passate?
“Roberta era straordinaria: rilassatissima, di buon umore, dormiva sempre. Andavamo al mare alle quattro e mezza, dopo numerose pennichelle”.
Arianna quando arriverà qui nella casa di Marina Romea?
“Tra una settimana. Ma l’abbiamo già portata in spiaggia, nel triangolo delle Bermuda Porto Corsini-Marina Romea-Casal Borsetti. Passeremo l’estate qui: io ho in programma otto spettacoli in tre mesi, per il resto farò il papà”.
E il tour di Apocalypse come l’ha conciliato con la nascita di sua figlia?
“Pur di vederla mi sono fatto anche 900 chilometri dopo uno spettacolo. Per me la famiglia è tutto: dormire in albergo non fa per me. Io sto bene a casa mia. Domenica devo andare a Bari per la convention Samsung ma la sera sarò a Bologna da mia moglie e mia figlia. Durante la gestazione ho staccato per tre mesi. E ho messo dei paletti anche sulle serate”.
Sua madre, la nonna, come l’ha presa?
“Si pavoneggia di continuo. È al settimo cielo, non sta nella pelle: vivendo sotto casa nostra, poi, è aggiornatissima su ogni tappa della giornata. Se volete sapere se Arianna ha fatto il ruttino, chiedetelo a lei. Mi ha chiesto da poco un nuovo cellulare: vuole più memoria, non ci stanno tutte le foto di Arianna”.
Arianna starà respirando un’allegria contagiosa. Si vedono già i risultati?
“Sì, è una bambina molto sorridente. Quando si sveglia la mattina non piange, ride. E io le dico sempre che è nella casa dell’amore. Spero che nella vita l’ironia le appartenga: le auguro di ridere di sé, dei propri errori, delle castronerie degli altri”.
E poi?
“Di avere dei valori. È nata il 4 marzo come mio padre che ho perso nel 2004. La loro solarità è simile. E spero anche il loro senso della famiglia, che per me è il primo nucleo educativo”.
Non si affiderà a qualche manuale di pedagogia, per essere un buon padre?
“No, mi affido al buon senso. Anche durante la gravidanza, ho vietato a mia moglie di usare Internet: quando hai un dubbio, le ho detto, telefona a Tiziana Bartolotti, la ginecologa che ci ha seguiti a Lugo. Una pioniera della fecondazione assistita. Una donna straordinaria, come molti dei medici del Sant’Orsola”.
Li incontra tutti lei, i medici bravi?
“Si vede che ho un gran culo”.
Anche una grande determinazione, si direbbe…
“Sì, come molte altre coppie, anche giovanissime. Nei centri di fecondazione assistita abbiamo assistito ad un massacro. Le difficoltà che si incontrano per avere un figlio sono interminabili. Nel prossimo spettacolo parlerò dello sconforto che si prova, delle spese che si affrontano. Dopo anni di tentativi, ero stanco di vedere mia moglie sottoposta di continuo a punture e bombardamenti ormonali. Me le sarei fatte fare io tutte quelle iniezioni al posto suo. Ma il peggio è la sottocultura di cui l’Italia si è dotata: quella che impedisce di avere gli stessi diritti e lo stesso trattamento previsti nei suoi vicini europei”.
Quale ostacolo c’è, in Italia?
“Limiti ideologici e ipocrisia. È allucinante. Per me quando guardi gli occhi dei bambini vedi il futuro, sogni. Che cosa c’è di più bello?”.
Arianna, forse, che è tutta sua. Le pubblicava le foto delle ecografie sui social network?
“No, non volevo che nessuno la vedesse nuda. Ora ci pensano mia moglie e mia madre a immortalarla di continuo: sembrano delle paparazze”.
Domanda retorica: quanto è bella Arianna?
“Hai dei piedi da impazzire, sembrano dei panini, adoro metterli in bocca. E ha gli occhi grigio-azzurri. Dicono che nei neonati il colore cambia, lei ha quello dal 4 marzo. Nutro grande speranza che restino così”.