Per andare ai colloqui con i professori la mamma prende le ferie. A pranzo non si buttano in pentola meno di otto etti di pasta. Il crollo delle nascite, qui, non è di casa. Paolo Nanni e Paola Fosci, lui 50 anni e lei 42, sono i coordinatori dell’associazione Famiglie Numerose per la provincia di Rimini. In poco più di un decennio hanno messo al mondo sei figli. “Già prima di sposarci – racconta il papà – avevamo il progetto di una grande famiglia ma pensavamo a tre bambini, non di più. Poi uno ha aperto la strada a quello successivo e ci abbiamo preso gusto. Ora direi quasi con certezza che non andremo oltre”. Non è facile, di questi tempi, mantenere così tante persone: “Fino a qualche anno fa ci potevamo ancora permettere di comprare, ogni tanto, qualche prodotto alimentare di qualità. Oggi no: la spesa si fa al discount. Ma ogni quindici giorni, quando ci riforniamo, non spendiamo meno di 400 euro. Approfittiamo delle offerte, come del 3 x 2, e facciamo scorta: è il caso dei tranci di prosciutto o dei pacchi di sal
ame. Ma la vita costa davvero cara”.
E per quanto i figli siano abituati all’etica del risparmio, non è semplice convincerli che tutto non si può avere: “Se su una classe di 24 ragazzi, 23 hanno l’I-phone, di fronte ad un figlio fai fatica a sostenere che non gli serve”. Laura, Tommaso, Sara, Elena, Giulia e Andrea però sanno come stanno le cose: “Le vacanze non si fanno, in una settimana spenderemmo due stipendi. L’estate la passiamo sulla spiaggia di Rimini, ci andiamo in bicicletta. Per ombrellone e cabina dividiamo le spese con altre famiglie, con le quali ci alterniamo”. Anche le attività extrascolastiche, come lo sport, sono proibitive: “Per fortuna finora, a parte una delle nostre figlie che pratica ginnastica artistica a livello agonistico, per gli altri lo sport preferito è il divano. Permettere a tutti di fare attività fisica non sarebbe economicamente sostenibile, anche se è dura dire ad alcuni sì e ad altri no”.
Del resto la matematica non è un’opinione. Paolo ha uno stipendio da impiegato. Paola lavora come operatrice socio-sanitaria part time: “La paga totale non supera i 2.500 euro e far quadrare i conti è un’impresa, soprattutto perché non ci sono molte agevolazioni. Abbiamo una detrazione mensile di 100 euro sulla dichiarazione dei redditi. A Rimini c’è l’abbonamento-famiglia per l’autobus. E poi esiste qualche piccola forma di sostegno a livello regionale. Ma c’è ancora molto da fare, gli aiuti sono pochi”. Un esempio su tutti è la tariffazione delle bollette, che non tiene conto di quanti membri è composta una famiglia: “Eppure, con cinque donne per casa, non sapete quanti phon si accendono ogni giorno. Senza contare tutte le lavatrici che facciamo”. L’altro ostacolo è l’Isee. Quando viene calcolato non si tiene in considerazione in maniera paritaria del numero dii figli: “Più sono, meno contano. Ma noi facciamo da mangiare per otto”.
Senza contare la fatica dell’organizzazione quotidiana: “Quando i bambini erano piccoli, ci siamo fatti aiutare dai nonni. Mia moglie ha ripreso a lavorare solo dopo il quarto. Non abbiamo usufruito né dei nidi né di baby sitter. Ora facciamo tutto da soli, visto che i ragazzi vanno tutti a scuola. Il più piccolo ha sei anni, la più grande 18”. E’ il futuro, l’incognita più grande: “Laura studierà da estetista, il corso per l’abilitazione alla professione sarà da pagare. Tommaso vuole fare l’ingegnere informatico e di certo andrà all’università. Viviamo alla giornata. Laura l’estate scorsa ha lavorato, questa diventerà un’abitudine per tutti, mano a mano”.
Essere in otto, alla fine, ha anche e soprattutto lati positivi: a parte la maggiore che è riuscita ad avere una camera tutta sua, gli altri dormono insieme, sui letti a castello. E sono complici più che mai: “Quando ne combinano una, si coprono l’uno con l’altro. Poi hanno i loro momenti di scontro, è chiaro. Quando siamo tutti a tavola, è una baraonda”. E dev’esserlo anche sul pulmino che Paolo è stato costretto a comprare: quando si esce tutti insieme, una macchina mica basta.
In questo articolo ci sono 2 commenti
Commenti:
meravigliosi!
Io che scrivo ho praticato in gioventù nuoto agonistico e ginnastica ritmica. Non vorrei proprio che mio figlio/a per ragioni economiche dovesse rinunciare a un’attività che, oltre a uno scopo di socializzazione, permette di modellare il corpo e conferirne una struttura slanciata per tutta la vita. Personalmente non comprendo la scelta di questi due genitori, in quanto credo che a un figlio/a vada dato il massimo in termini di attenzioni, di tempo e di disponibilità economica. La scelta di questi genitori è chiaramente contro corrente, visto che la maggior parte dei nuclei familiari ormai si orienta verso il figlio unico. Mi chiedo, non ci sarà mica una ragione per tutto ciò ?
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