Alzi la mano chi sa che Louis Stevenson, oltre a scrivere romanzi come “L’isola del tesoro” e “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mister Hyde”, è stato anche un fine poeta. Nemmeno Julie Wade, americana trapiantata a Ravenna e insegnante di inglese all’Università di Bologna, ne era al corrente. L’illuminazione è arrivata alla libreria Giannino Stoppani e al Caffè Letterario, proprio sotto le due torri. E Julie ha colto la palla al balzo, lanciando nelle scuole primarie di Ravenna un concorso di disegno dal titolo “Sognando Stevenson”.
Julie, che rivelazione è stata quella di Stevenson?
“Bellissima. Quando l’ho scoperto mi sono messa a cercare le sue poesie su internet e mi si è aperto un mondo. Sul web ce ne sono anche di musicali. Ho cominciato a leggerle insieme alle mie figlie, che mi hanno raccontato quali illustrazioni avrebbero fatto di quei versi. Così è nata l’idea del concorso”.
Che cosa porterai dell’esperienza bolognese a Ravenna?
“Un lavoro di squadra che vede appunto il coinvolgimento di più professionalità per fare avvicinare i bambini alla poesia di Stevenson. Al Mordani, dove sto tenendo delle letture insieme alla Libraffa e alla Classense, verrà forse anche Shoshanna Zuckerman, un’attrice che a Bologna ha impersonato Cummy, la tata di Stevenson che influenzò così tanto la sua vita e la sua opera”.
Come si fa ad appassionare i bambini intorno ad un genere oggi così di nicchia come la poesia?
“Bisogna presentare la poesia come un gioco, un divertimento. Al momento lavoro con gruppi di quattro bambini. Stiamo imparando la poesia ‘The swing’, lavorando con il suono. I bambini leggono in inglese allo specchio, marciano mentre recitano, registrano la propria voce su un mangianastri e si riascoltano. Ci facciamo un sacco di risate”.

Visto che uno dei disegni vincitori del concorso verrà donato alla Pediatria di Ravenna, state pensando di portare le letture anche lì?
“Ci piacerebbe molto, anche perché si sa che l’arte ha un’influenza positiva sulla malattia. Bisogna vedere quanti bambini grandi saranno saranno in convalescenza quando premieremo i vincitori. Di certo è un legame che ci interessa, Stevenson soffrì di una malattia polmonare per tutta la vita ma nonostante ciò ebbe una produzione letteraria fantastica”.
C’è un legame tra il progetto “Sognando Stevenson” e Ravenna?
“Stevenson nelle sue poesie parla di mari, navi e viaggi. Abbiamo scelto come immagine del concorso la caravella di mosaico rappresentata a Sant’Apollinare Nuovo. E coinvolto l’atelier di Anna Fietta per la realizzazione delle cornici per i disegni vincitori. Ed è proprio nel suo studio di via Argentario che allestiremo la mostra”.
Quante “opere” vi aspettate?
“Almeno una sessantina, il lavoro che stiamo facendo al Mordani darà i suoi frutti. Ma speriamo che anche le altre scuole si facciano avanti. I bambini non devono avere paura della poesia”.

Per informazioni, www.sognandostevenson.it