“Il pedofilo non ha la faccia da mostro, è tra di noi”: il grido di Prometeo a Conselice

Sono stati i genitori di Conselice (nello specifico l’associazione Genitori a Scuola), sicuramente sensibili per i fatti dei maltrattamenti al nido Mazzanti, a contattare l’associazione Prometeo per un incontro dedicato alla pedofilia che si terrà mercoledì 6 novembre alle ore 20,30 all’Auditorium Comunale. Chi è il pedofilo? Come si riconosce? Quali segnali mostra il bambino? Ne parlerà Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo, uno dei punti di riferimento a livello nazionale per la prevenzione della pedofilia e l’aiuto posteriore a chi l’ha subita.
Massimiliano, che immagine abbiamo, nella nostra testa, del pedofilo?
“Pensiamo ad un mostro, un orco, un maniaco, un vampiro. Sia chiaro: è mostruoso ciò che il pedofilo commette. Ma è uno di noi. Con tutte le virgolette del caso è una persona normale. Una di cui anche io mi fiderei. Uno che frequenta gli ambienti del bambino. L’allenatore, il parroco, il maestro”.
Così, quindi, il pedofilo è ancora più difficile da individuare…
“Sì, ancora di più nel caso in cui sia un familiare, perché quella famiglia sarà sicuramente molto chiusa, con poche rete amicali. E i campanelli d’allarme molto poco registrabili. Eppure il bambino, in un modo o nell’altro, ci dà dei segnali, ci manda una richiesta d’aiuto. Siamo noi adulti a doverla intercettare e decifrare”.
Quali sono gli indicatori più frequenti?
“Ce ne sono moltissimi. Il minimo comune denominatore è che il bambino abusato ha un disagio. Lo può manifestare con nuovi silenzi, con maggiore aggressività, con un’iperattività. Non dobbiamo essere ciechi come la società, altrimenti ritroveremo quel bambino adulto, dopo decenni, del tutto irrisolto. Noi lo diciamo sempre: nessun dolore è per sempre, le ferite si possono cicatrizzare. L’importante è intervenire in maniera tempestiva. Siamo consapevoli che non sempre è facile. Abbiamo visto casi in cui gli adulti si mettevano gigantesche fette di salame sugli occhi, altre in cui era molto più complesso fare emergere il grido di dolore dei bambini”.
Che età hanno, in genere, le vittime?
“In genere sono bambini molto piccoli, l’età media è tra zero e quattro anni. La pedofilia è un’emergenza sottovalutata anche rispetto alle risorse economiche, umane e culturali investite dalle istituzioni. Gli interventi per prevenire e debellare la pedofilia sono affidati ad associazioni di buon cuore, come noi”.
Quali sono le vostre principali azioni?
“Uno dei nostri principali progetti è il gruppo di auto-mutuo-aiuto che raccoglie gli adulti che sono stati vittime di pedofili da piccoli e i genitori di bimbi abusati. Solo nell’ultimo anno abbiamo raccolto più di 2mila persone. La più anziana ha 86 anni, per settant’anni ha taciuto le violenze subite, che si erano concluse all’età di sedici anni, con la morte del suo pedofilo”.
Duemila persone sono un numero esorbitante…
“Sì, e potrebbero essere moltiplicate almeno per cinque. Per ogni persona che partecipa al gruppo ce ne sono almeno altre cinque che chiamano, fissano l’appuntamento e poi per paura o vergogna non si presentano. Senza contare quelle che non ci conoscono. Noi siamo operativi nelle scuole, dove non solo ci presentiamo, ma facciamo prevenzione con i bambini. In questi giorni siamo in Sardegna: con giochi e letture raccontiamo ai bambini che se qualcuno li disturba e li minaccia, devono sempre rompere il silenzio”.
C’è il rischio che un bimbo abusato diventi a sua volta pedofilo?
“No, sia in base alla mia esperienza quindicennale che in base agli studi scientifici effettuati, posso dire che quello dell’abusato che diventa abusante è un falso mito. Quando succede, è un’eccezione”.

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