Farmaci equivalenti: le mamme fanno fatica a cambiare

Quando il pediatra ma più in generale il medico vi dà la ricetta per acquistare un farmaco, il farmacista dovrebbe chiedervi se volete quello di marca o l’equivalente. Da qualche mese in Emilia-Romagna il pediatra, quando digita sul computer il nome di un medicinale, vede comparire sullo schermo il nome del principio attivo, lo stesso che finirà poi sul foglietto della prescrizione. Giuseppina Mingozzi, pediatra di Cesena, sa però che i genitori sono abbastanza reticenti ad affidarsi ai generici.
Dottoressa, mamme e papà fanno fatica a cambiare?
“Sì, molta. Sono legati a certe marche di farmaci, magari perché si sono trovati bene, i bambini li assumono senza problemi. Oppure perché c’è una certa siringa dosatrice che risulta comoda. O un certo cucchiaino al quale i bambini sono abituati. E così, anche se costa qualche euro in più, comprano la stessa medicina di sempre”.
Però sarebbero liberissimi di risparmiare un po’, senza che l’effetto cambi?
“Esatto. Il principio attivo e quindi l’efficacia sono gli stessi, la casa farmaceutica non cambia certo il contenuto di una molecola. Può cambiare il gusto, il sapore. Facciamo un esempio: l’amoxicillina è uguale sia che la produca un’azienda sia che la produca un’altra. Ma il modo in cui la percepisce il palato può cambiare, questo sì”.
Comprando un medicinale equivalente, chi è che risparmia?
“Sia l’utente che il sistema sanitario nazionale. L’Istituto superiore di sanità ha dei contratti con le case farmaceutiche: se una molecola è brevettata il prezzo si alza. Quando il brevetto scade e le case farmaceutiche entrano in gioco, il prezzo scende. A noi medici è stato chiesto di indicare il principio attivo e non il nome del farmaco dopo le decisioni sulla spending review”.

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