“Sorridi alla Vita”: dopo l’incidente traumatico, un’associazione con la mamma

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Fabrizio Vaccari

Il trauma vissuto da suo figlio dodici anni fa, dopo un incidente in moto mentre rientrava dal lavoro, ha insegnato a Loretta Magnani che le barriere sociali sono ovunque. E che non sono facili da abbattere: “Io stessa sono andata per anni dallo psicologo per capire Fabrizio. Ho visto gli amici darsela a gambe, perché non trovavano le parole. Ho sentito, di riflesso, il peso di certi commenti, di certe frasi fuori luogo, di certe risate”. C’è tutto questo dietro la nascita dell’associazione “Sorridi alla Vita” appena nata a Faenza come seguito dell’omonimo libro che mamma e figlio hanno scritto per raccontare cosa significa essere una persona traumatizzata e per aiutare chi ci passa.

Fabrizio Vaccari ha quarant’anni, è papà di Tommaso e oggi vive grazie alla pensione dell’Inail. Quando si è svegliato dal coma, durato 27 giorni, si è ritrovato con diversi problemi da affrontare: il campo visivo sinistro compromesso, una semi-paresi, danni alla manualità e alla mobilità. Senza contare le conseguenze psicologiche: “Su questo versante, Fabrizio è migliorato molto – racconta la madre -. Da un po’ ha finito il suo percorso con la psicologa Paoletta Florio che è presidente dell’associazione: si è stancato di fare il paziente e si è sentito all’altezza di proseguire per la sua strada”.

La sua strada è anche quella di testimoniare agli altri quello che è passato, dare l’esempio che una seconda vita è possibile, sostenere i familiari e gli amici delle persone traumatizzate o con disabilità acquisita: “Crediamo di avere colmato un vuoto territoriale importante – prosegue Magnani – visto che da Rimini a Bologna non esistono altre associazioni come la nostra. I progetti sono tanti, per ora vogliamo farci conoscere in modo che chi ha bisogno possa rivolgersi a noi e in modo da tarare i progetti sulla base delle esigenze: ogni storia è a sé”.

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Fabrizio con la mamma Loretta Magnani

Intanto, grazie al libro che hanno scritto a quattro mani, Fabrizio e Loretta stanno girando l’Italia: “A Parma siamo stati invitati a Casa Azzurra, una struttura per persone con problemi conseguenti a traumi cranici. Al ritorno, mio figlio mi ha detto di sentirsi davvero fortunato. Ad altri è andata decisamente peggio. E questo deve farci da sprone per aiutare gli altri: famiglie che davanti a un dolore del genere non hanno gli strumenti, i mezzi e i punti di riferimento per andare avanti, per avere un motivo per alzarsi la mattina”.

Nel caso di Fabrizio, al quale l’invalidità è stata riconosciuta al 68%, Loretta l’aiuto è andato a cercarselo da sé: “Ho lottato perché l’Inail potesse cucire addosso a Fabrizio un progetto ad hoc, che nel suo caso ha riguardato la videoscrittura. Il nostro libro era già nato. Grazie a quel percorso, però, lo ha potuto abbellire e rendere più vicino a se stesso, al proprio carattere e alla propria indole. Operazione che ha fatto bene a lui, alla sua autostima”.

 

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