Una novantina di bambini Saharawi (chiamati i “piccoli ambasciatori di pace”) provenienti da tutta la regione del Sahara occidentale sono stati accolti questa la scorsa settimana insieme ai rappresentanti del Polisario, l’associazione nazionale di solidarietà con il popolo saharawi, alle famiglie ospitanti, agli accompagnatori, al Coordinamento regionale delle associazioni Saharawi dalla vicepresidente e assessore alle Politiche di Welfare della Regione Emilia-Romagna Elisabetta Gualmini e dalla Presidente del Consiglio regionale Simonetta Saliera nella sala polivalente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.
L’accoglienza estiva a bambini profughi Saharawi è attiva in Italia dal 1985 e nella Regione Emilia-Romagna dal 1993. E’ un progetto che rinsalda l’amicizia tra i popoli, che vuole offrire ai bambini sia un’occasione di svago e vacanza (la situazione nei campi in particolare d’estate è molto difficile, con caldo torrido sopra i 50 gradi) per uno scambio e una conoscenza reciproca delle nostre tradizioni, sia uno screening sanitario con accertamenti e cure mediche primarie.
La Regione da tempo ha un’attenzione particolare alla causa del popolo Saharawi. Lo dimostrano le tante associazioni impegnate, i Comuni, i tanti scambi: lo dimostra anche un’amicizia istituzionale con la Regione, che trova un sostegno condiviso dalle forze politiche testimoniato dalla risoluzione approvata all’unanimità nel giugno 2015 a favore dell’autodeterminazione dei popoli ed in particolare del popolo saharawi.
“Abbiamo raccolto il testimone dalla precedente Giunta e dall’Assemblea, da tempo in prima linea in questa collaborazione – ha detto Gualmini -. Un’amicizia che nasce per la predisposizione del popolo saharawi alla pace, a una soluzione negoziata al conflitto, alla naturale inclinazione alla solidarietà che ha portato gli emiliano romagnoli a nutrire una profonda empatia con il Saharawi”.
Il 2015 ha visto inoltre anche aiuti umanitari eccezionali: un aiuto straordinario dalla Regione è infatti arrivato per i campi profughi Saharawi di Tindouf, nel deserto algerino, dove un’alluvione si è abbattuta nell’ultima settimana di ottobre distruggendo le case di mattoni di sabbia e le tende. La Regione ha infatti varato un intervento straordinario di oltre 30mila euro per migliorare la salute delle persone e garantire l’accesso ai farmaci essenziali, per prevenire l’insorgenza delle epatiti virali e la comparsa della calcolosi renale in età pediatrica tra la popolazione Saharawi rifugiata in Algeria.
“Ma i nostri non sono solo aiuti umanitari – ha sottolineato Gualmini -. La nostra attenzione è rivolta anche a progetti strutturali di educazione, di prevenzione e di sviluppo dei sistemi sanitari, principalmente a favore dei bambini, delle donne e dei gruppi più vulnerabili. I nostri progetti comprendono interventi nei seguenti settori: trattamento e prevenzione della calcolosi renale nei campi; sostegno all’istruzione scolastica; educazione formazione lavoro per i giovani; sostegno al gioco e allo sport; medicinali per i saharawi rifugiati in Algeria; gestione della sanità e prevenzione epatiti virali”.
“In questi anni, nonostante il calo delle risorse abbia investito anche la Regione, la scelta politica è stata quella di mantenere l’impegno nel settore della cooperazione internazionale, confermando sostanzialmente le risorse complessive, aggiornando i propri strumenti e continuando a svolgere il ruolo di coordinamento come e più che in passato – ha sottolineato Gualmini – La volontà è infatti quella di coinvolgere nella cooperazione anche il settore privato, in linea con quanto stanno facendo il governo italiano e l’Unione Europea. Per questo anche nel 2016 confermeremo innanzitutto il bando per le organizzazioni non governative, che annualmente definisce insieme alle associazioni e a tutti gli attori territoriali le priorità di lavoro, i progetti e le aree di riferimento dove investire le risorse regionali. Il 2016 sarà poi anche l’anno del nuovo piano pluriennale per la cooperazione internazionale, che entro quest’anno aggiornerà i propri strumenti e definirà le priorità in un contesto internazionale in profondo mutamento”.
Nel corso dell’incontro è stata ricordata Roberta Silocchi, educatrice volontaria e appassionata sostenitrice dei diritti del popolo del deserto, scomparsa pochi giorni fa ad appena 43 anni. Roberta Silocchi era molto conosciuta tra gli educatori della città per la sua attività di volontariato nell’associazione Jaima Sahrawi. Lavorava al fianco degli insegnanti nelle scuole primarie del campo profughi a Tindouf in Algeria, in mezzo al deserto nella Repubblica Araba del Sahara Democratico e aveva partecipato al progetto per l’integrazione dei ragazzi disabili attraverso la formazioni di educatrici Saharawi. Roberta Silocchi stava lavorando ad un libro, che sarà presto pubblicato, dove le varie voci di donne Saharawi di ogni età ricostruiscono il periodo storico che parte dal colonialismo spagnolo, passando per l’occupazione del Marocco, la guerra, la fuga delle donne e dei bambini nel deserto algerino e arriva ai nostri giorni con la scelta di questo popolo di abbracciare la lotta nonviolenta e diplomatica dal 1991.
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