L’ex pallavolista Manù Benelli: “Donne discriminate nello sport, ecco la mia battaglia”

Manuela Benelli in una foto storica della sua carriera
Manuela Benelli in una foto storica della sua carriera

Essere donna, nel mondo dello sport, significa essere ancora in netto svantaggio. Un tema – quello delle discriminazioni intorno a campi e spogliatoi femminili – che appassiona da sempre Manuela Benelli, la più famosa e titolata giocatrice di pallavolo della storia italiana. “Manù”, fondatrice insieme a quattro amiche dell’ASD Volley Academy, la prima scuola dedicata a palleggiatori e palleggiatrici in Italia e in Europa, sarà questa sera alle 21 a Ravenna (sala Buzzi, viale Berlinguer 11) per l’evento “Sport e discriminazione. Le idee di una campionessa” organizzato dal Meetup Amici di Beppe Grillo Ravenna e Pietro Vandini, capogruppo Movimento 5 Stelle Ravenna.
Manuela, qual è l’aspetto più evidente del fatto che le donne sportive non sono considerate quanto i colleghi uomini?
“In Italia le atlete non sono considerate professioniste dello sport visto che le federazioni non consentono loro di avere accesso all’attività professionistica. Tutto parte da qui. E da qui si dipana: pensiamo che a capo di nessuna federazione c’è una donna e che non c’è mai stata una donna a presiedere il Coni. Nello sport femminile l’80% degli allenatori e dei dirigenti è un uomo. E mi sono tenuta bassa”.
Nella sua lunga carriera, quando ha sentito più pesantemente di essere stata discriminata in quanto donna?
“Non c’è stato un episodio in particolare. Il problema è dover lavorare in un mondo dove devi sempre dimostrare qualcosa in più per essere considerata e stimata. Poi, chiaro, ho visto con i miei occhi contratti assurdi, nel quale esistevano clausole legate alla maternità. Spesso si rischia il posto perché si diventa mamme, un’aberrazione”.
La pallavolo, in questo senso, se la passa meglio o peggio delle altre discipline?
“Forse meglio perché è uno degli sport più praticati dalle donne. Penso che nel calcio e nel basket la situazione sia ben peggiore”.
Il suo impegno rispetto ai diritti delle atlete si è fatto molto forte negli ultimi tempi: perché?
“In realtà è dal 2000, quando insieme ad altre sportive ho fondato Assist Associazione Nazionale Altete, che me ne occupo. Ma credo che adesso come non mai i tempi siano maturi per denunciare apertamente, fare battaglie, sensibilizzare le persone. Stiamo portando in giro per l’Italia le esperienze di diverse donne sportive, stiamo organizzando convegni e facendo parlare di noi sulla stampa. C’è fermento, questo è indubbio”.
Senza un intervento della politica e senza cambiamenti legislativi, però, dove si va?
“Rispondo con una domanda: quante donne ci sono in politica? Dovremmo, forse, ripartire da qui”.

Qui il sito di Assist
Qui il sito di Volley Academy

 

 

 

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