
La terza media è l’ottava. La dislessia non è un peso perché non c’è alcuna fretta di imparare a leggere e scrivere. I tempi dei bambini si rispettano sempre, così come le loro esigenze. A Bologna l’Associazione per la pedagogia steineriana sta lavorando intorno al progetto di aprire una nuova scuola (infanzia e primaria) in via degli Orti, nei locali di un’ex materna oggetto di un bando comunale. In attesa di intraprendere l’iter amministrativo, sta portando avanti un percorso di sensibilizzazione per informare le famiglie su cosa significa “pedagogia steineriana” (detta anche “pedagogia Waldorf”), su cosa succede nel primo settennio di vita dei bambini (dove si impara per imitazione) e poi nel secondo (dove si sperimenta e inizia l’apprendimento nel senso classico del termine). Il 5 marzo, per esempio, è in programma la conferenza “Scuola steineriana…e poi? Vita ed esperienze” dove parlerà anche la mamma di un ex alunno, Ivana Pasolini (per l’intero programma clicca qui).

Al momento, come spiega Andrea Pasquali, presidente dell’Associazione, la scuola steineriana esiste a Casteldebole (la “Maria Garagnani” che vede materna, primaria e medie) e nel quartiere della Bolognina (con il Giardino d’infanzia): “Il sogno è diffondere ancora di più una pedagogia che attrae molti genitori perché punta alla cura del bambino in senso globale, compresi quegli aspetti interiori che spesso non danno nell’occhio. Una pedagogia rispettosa del percorso di cambiamento e crescita dei più piccoli, che non devono essere visti come degli adulti in miniatura. Per ogni età servono nutrimenti specifici, spesso proposti in forma artistica”.
Rispetto alla scuola tradizionale, le differenze più importanti sono sul fronte della “fretta a imparare”: “La materna classica dà spesso l’impressione di essere propedeutica alle elementari, di non avere una identità sua. Per noi è diverso: i bambini, dai tre ai sei anni, hanno delle richieste specifiche, dei bisogni loro. Necessitano di risposte adeguate. Ben venga il racconto, ben venga la fiaba. Ma la lettura assolutamente no”. Alla primaria, allo stesso modo, non si fa “nessuna galoppata per imparare a leggere e scrivere. L’obiettivo lo si raggiunge lo stesso, osservando il bambino e i suoi tempi“.

Una delle obiezioni più frequenti dei genitori, però, riguarda proprio il raggiungimento di alcune competenze: “La preoccupazione è che i figli, una volta concluso il ciclo, siano pronti per la scuola superiore. Che dopo il maestro unico, non siano in grado di affrontare una realtà diversa. Che non abbiano acquisito le conoscenze giuste. Il tarlo del programma attanaglia molti perché è un retaggio culturale. Ma noi rispondiamo che non abbiamo mai avuto problemi con i ragazzi usciti dalle nostre scuole. Quando i bambini non vengono forzati, quando non bruciano le tappe, quando hanno a disposizione strumenti educativi adatti alla loro età e al loro essere e tempi dilatati, crescono con potenzialità fortissime: da grandi tireranno fuori creatività e innovazione“.
Qui il sito dell’associazione
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