
Una mappatura di tutti i servizi per l’infanzia e l’adolescenza in Italia: è il dossier “DisOrdiniamo! La prima fotografia delle istituzioni centrali e delle risorse nazionali dedicate all’infanzia e all’adolescenza” realizzato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.
Frammentarietà, invisibilità e sostenibilità: sono queste le tre parole chiave che sintetizzano il lavoro. La frammentarietà è legata alla governance generale delle politiche dell’infanzia, alla parcellizzazione delle moltissime organizzazioni centrali dello Stato che se ne occupano. L’invisibilità è invece data dall’impossibilità di individuare con immediatezza e facilità all’interno dei capitoli di spesa del bilancio dello Stato i fondi destinati all’infanzia e all’adolescenza. La sostenibilità infine, è legata all’incertezza, collegata all’invisibilità e alla frammentarietà, di assicurare costanti risorse alle politiche per l’infanzia e l’adolescenza.
Secondo l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza (rappresentata da Vincenzo Spadafora) servirebbe una delega unica di alto profilo, a un viceministro o a un sottosegretario, che abbia il compito di coordinare una cabina di regia che raccolga tutti i soggetti istituzionali che oggi operano in materia di infanzia e di adolescenza, spesso senza un obiettivo comune. Inoltre viene ritenuto fondamentale, anche per rispondere alle indicazioni internazionali, riuscire a intervenire sulla struttura del bilancio dello Stato per poter meglio individuare, e quindi monitorare e valutare, le risorse: “Perché sapere come si spendono le nostre risorse significa anche avere una spesa più efficace, e perché ogni euro speso bene per l’infanzia e l’adolescenza costituisce un investimento ed un risparmio per il futuro”.
Nel rapporto sui Fondi è stata presa in considerazione la spesa diretta statale nel periodo dal 2012 al 2015, facendo riferimento dal 2012 al 2014 ai bilanci a consuntivo, mentre per l’anno 2015 alle risorse stanziate nel bilancio di previsione approvato con la Legge di Stabilità. Nel lasso di tempo analizzato si è registrato un aumento di spesa diretta dei ministeri pari ad un miliardo. Dai 3,2 miliardi nel 2012 ai 4,2 assegnati nel 2015. Fondi però che, non rispondendo ad una governance unica, rischiano di avere minore efficacia o disperdersi.
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