Falso materiale, falso ideologico e truffa. Queste le accuse rivolte a un pediatra convenzionato con l’Ausl di Rimini e al fratello, dal quale si faceva sostituire occasionalmente durante le visite. Una vicenda raccontata da “Il Resto del Carlino” e che è emersa in seguito a un caso di tubercolosi. Il bambino che l’aveva contratta nel 2008 era stato rimandato a scuola, dove aveva contagiato 24 persone tra compagni e personale scolastico.
L’indagine ha rilevato come sulle prescrizioni mediche fatte al piccolo, di origine straniera, ci fosse il timbro del pediatra ma, accanto, una firma diversa. Quella del fratello, anche lui medico, ma non pediatra. L’Ausl aveva allora sospeso per tre mesi al pediatra “vero” lo stipendio e nel frattempo aveva fato partire una segnalazione in Procura.
La prossima udienza è fissata per il 18 febbraio. Ma si rischia la prescrizione.
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