Giocare a calcio? Mai stato così complicato. Almeno per i ragazzini stranieri alle cui famiglie, come recita il dossier dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), vengono chiesti documenti difficili da produrre: permesso di soggiorno della durata di almeno sei mesi, certificato di residenza e di frequenza della scuola.
Una burocrazia intricata – come spiega Redattore Sociale – che di fatto esclude i bambini stranieri dalle squadre. Un problema reso ancora più difficile dal fatto che le regole imposte dalla Figc non sono uguali in tutte le città.
L’Asgi ha proposto una semplificazione delle norme in modo da equiparare i minori stranieri a quelli italiani. Ogni bambino straniero – questa l’idea – va tesserato sempre e comunque, anche se i genitori sono irregolari o non hanno una residenza stabile. La frequenza scolastica, in questa semplificazione burocratica, non verrebbe affatto presa in considerazione. Altro punto della proposta, svincolare quei ragazzini che risultano tesserati nei loro paesi d’origine, visto che ottenere le liberatorie diventa spesso impossibile.
Secondo l’Asgi il tesseramento non deve essere una corsa ad ostacoli, ma va favorito. Il rischio, altrimenti, è creare ancor più emarginazione e disagio.
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