Nidi: l’Emilia-Romagna si mobilita per una nuova legge. Ecco cosa cambierebbe

asilo nidoPiù qualificati, più efficienti, più numerosi. Anche e non solo per consentire alle donne di tradurre nella pratica quella parola spesso così vuota: conciliazione. Fabiola Crudeli, pedagogista del Comune di Forlimpopoli, è una delle referenti per l’Emilia Romagna del Gruppo nazionale nidi e infanzia, mobilitato da tempo per sostenere il disegno di legge 1260 che, se approvato (per ora è passato in Senato e dovrà essere discusso dalla Camera dei deputati), regolamenterà a livello nazionale i servizi da zero a sei anni.

Per parlare in pillole, il ddl istituisce il sistema integrato dei servizi educativi e di istruzione per i bambini tra i tre mesi e i sei anni e la continuità educativa tra i nidi e le scuole dell’infanzia. I nidi, in questo senso, vengono collocati all’interno del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Non saranno, insomma, più considerati servizi a domanda individuale ma servizi di interesse generale, con una funzione fondamentale per tutti i bambini e le bambine: in quanto tali, non dovranno rientrare nei paletti imposti dal Patto di stabilità. Non solo: il disegno di legge in questione impone l’accoglienza, al nido, del 33% dei bambini tra zero e tre anni, obiettivo imposto dall’Unione Europea per il 2020. Obiettivo che, finora, solo l’Emilia-Romagna riesce a raggiungere lungo lo stivale. E poi, ancora, qualifica universitaria per il personale educativo, partecipazione economica delle famiglie non superiore al 20% del costo medio regionale e implementazione dei “ticket nido” erogati dalle aziende sia pubbliche che private e spendibili nei servizi sia pubblici che accreditati.

Una rivoluzione, insomma, che arriverebbe a 43 anni dalla famosa legge 1044, ovvero il “Piano quinquennale per l’istituzione di asili nido comunali con il concorso dello Stato” varato, appunto, nel lontano 1971. Una rivoluzione in cui Fabiola Crudeli crede in pieno: “Il sistema educativo è un elemento di evoluzione sociale e dei principali motori per la costruzione di una comunità solidale. I servizi per l’infanzia costituiscono un’occasione di crescita qualificata dei bambini, ma anche un volano per l’economia, poiché facilitano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle nuove generazioni di genitori e la condivisione degli impegni di cura verso i propri figli. Per questo è forte il nostro impegno verso il Parlamento e il Governo per sollecitare l’approvazione di un Disegno di legge nazionale sui servizi educativi da 0 a 6 anni, affinché possa essere previsto un adeguato sostegno da parte dello Stato che possa consentire alle Regioni di rafforzare tutto l’asse prescolare, di fondamentale importanza per la formazione dei bambini e per il sostegno alle famiglie”.

La pedagogista ricorda, a proposito, le tre competenze di cui educatori ed educatrici devono essere in possesso: “Sapere, saper fare, saper essere. Il sapere del lavoro educativo-didattico è un sapere in ‘working-progress’, che si basa su esperienze passate illuminate, ma che si nutre della rivisitazione e ricalibrazione sui nuovi bisogni che emergono dalle diverse realtà”. Cambiare è necessario, questo il monito. E qui, per Fabiola Crudeli, vale la citazione da “Alice nel paese delle meraviglie”.

– “Non sono più quella di prima”, come vedi.
– “Io non vedo nulla”, disse il bruco.
– “Temo di non potermi spiegare più chiaramente – soggiunse Alice in maniera assai gentile – perché penso, dopo esser stata cambiata tante volte in un giorno, non capisco più nulla”.

In questo articolo c'è 1 commento

Commenti:

  1. Sono convinta che questa è la strada giusta, per riconoscere il lavoro prezioso degli educatori e per sostenere le famiglie dando una mano alle mamme lavoratrici.

Commenta

g