Piccoli atleti crescono: “State concentrati e divertitevi”

Una lezione di hip-hop
Una lezione di hip-hop

Qual è la differenza tra chi nelle gare arriva primo e chi arriva secondo? Su cosa deve puntare l’atleta: la vittoria, il successo, il divertimento? Come si deve comportare il genitore per migliorare l’allenamento del figlio?

Si è tenuto domenica 23 novembre al Seven Sporting Club di Savignano l’appuntamento di etica sportiva “Piccoli atleti crescono” con Mirko Mazzoli – psicologo dello sport e mental trainer del campione di nuoto Fabio Scozzoli – organizzato da Gruppo Around Sport e Asca calcio con l’obiettivo di diffondere un tipo di cultura etica e sportiva che fa del rispetto del bambino e dei suoi tempi di crescita la sua centralità.

La differenza tra chi vince e perde è lo stato mentale
Che differenza c’è tra chi arriva primo e chi arriva secondo? Gli aspetti tecnici o tattici? Mazzoli ha illustrato come, quando si alza il livello della competizione, la differenza sta negli stati mentali: il controllo dell’attenzione, la gestione delle emozioni, la capacità di autoregolarsi, il controllo della visualizzazione, il controllo dei pensieri. L’atleta forte è quello che sta concentrato in quello che fa e cerca di farlo nel modo migliore, perché il modo in cui si pensa influenza la prestazione. Attraverso l’impiego di slide e di spezzoni di film famosi il mental trainer ha evidenziato come l’atleta più forte è quello che perde di vista tutto il resto ed è totalmente assorbito nel suo compito. Questo perché più si pensa alla vittoria o al confronto con gli altri e più ci si contrae, si diventa nervosi.

“Le tue mani sono più sagge di quanto sarà mai la tua testa” dice Will Smith al campione del golf che ha perso la fiducia in se stesso Matt Damon nel film La leggenda di Bagger Vance, “Ci sei solo tu, quella palla, quella bandiera e tutto ciò che sei”.

È anche importante non avere l’atteggiamento psicologico del perdente, di colui che si arrende troppo presto ed è vittima degli alibi; l’atleta deve portare l’attenzione su di sé, attribuire a se stesso la causa delle cose e non a fattori esterni (l’arbitro che non ha fischiato, il passaggio fatto male… ). Questo aiuterà il bambino e il ragazzo di oggi a perseverare per raggiungere ciò che vuole, a capire che l’eccellenza viene raggiunta se si fa quello che si deve fare nel migliore dei modi. L’atleta deve quindi entrare in possesso del controllo, di ciò che dipende da lui.

Nel film La forza del campione Nick Nolte dice al protagonista: “Se non ottieni quello che vuoi soffri, se ottieni quello che vuoi soffri lo stesso. Perché non puoi aggrappatici per sempre”. L’atleta che vince è felice, festeggia qualche giorno, ma poi ricomincia ad allenarsi.

Genitori, siate una risorsa
E i genitori, come si devono comportare? Che dire di quei genitori che si sovrappongono al tecnico (“Calcia, tira, passala quella palla!”), danno molta importanza la confronto, stimolano la rivalità, rimproverano per le sconfitte, valutano i successi in base al confronto con gli altri, insegnano trucchi e sotterfugi, vogliono schiacciare l’avversario?

Il genitore deve fare il genitore e dunque: sostenere, aiutare, condividere, valorizzare (“Ti sei divertito, hai ascoltato il mister, sei stato bene?”), riconoscere lo sforzo e reagire con fair play a un insuccesso; mostrarsi soddisfatto per l’impegno e valutare i successi in termini di miglioramento mettendo l’attenzione sullo sviluppo e sull’apprendimento di abilità. Compito principale del genitore è portare l’attenzione del figlio su quello che deve fare, al meglio.

Ecco il decalogo per il genitore: 1) incita; 2) controlla le tue emozioni; 3) ringrazia i tecnici; 4) non dare istruzioni durante la competizione; 5) mostra interesse, entusiasmo e supporto; 6) rimani nell’area degli spettatori; 7) non dare consigli al tecnico; 8) non bere alcolici; 9) renditi disponibile ad aiutare quando richiesto dal tecnico; 10) non fare commenti sprezzanti e diffamanti nei confronti del tecnico, dei genitori, della giuria e degli atleti di altri team e dei propri.

Compito del genitore è portare l’attenzione del figlio su quello che deve fare, al meglio. E, soprattutto, dire ai propri figli “Divertiti!”, perché, è dimostrato, il divertimento aumenta la performance.

 

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