Per formare bimbi liberi ci vogliono regole: parola di pedagosista

Stasera alle 20.30 nella Sala del Buonarrivo (Provincia di Rimini – Corso D’Augusto 231) Antonio Di Pietro, pedagogista ludico, presiederà all’incontro “Le regole in gioco: educare attraverso il gioco”, proponendo una serie di riflessioni sulle modalità di relazione che si innescano mediante il gioco e sull’importanza delle regole per imparare a giocare.
Su cosa verterà l’incontro di stasera?
“Mi concentrerò su due questioni fondamentali, quelle intorno alle quali, molto spesso, si incentrano le aspettative dei genitori che partecipano ai miei incontri.
Il primo punto che toccherò sarà legato al come far rispettare le regole ai propri figli. Porrò l’accento sul fatto che esistono regole differenti a seconda del gioco che si sta praticando. Quindi focalizzerò l’attenzione sul fatto che le regole, estremamente importanti per partecipare in maniera appropriata a un gioco, vanno sempre spiegate e adattate alla situazione”.
Parla di gioco come metafora della vita?
“La conoscenza del mondo, la crescita e lo sviluppo psicofisico del bambino passa in gran parte attraverso il gioco, e proprio mediante il vivere le situazioni di gioco e le relazioni di gioco, i bambini hanno possibilità di prendere coscienza del significato delle regole”.
Quanto sono importanti le regole?
“Senza le regole non ci sarebbe il gioco. Se osserviamo i bambini mentre giocano, loro spendono parte del loro tempo a decidere le regole, altre invece ci sono a prescindere, sono implicite, si tratta delle regole sociali”.
Qual è il ruolo dell’adulto nel gioco dei piccoli?
“Dovrebbe fare da facilitatore, ad esempio nel gioco in gruppo, ogni tanto l’attività dovrebbe essere fermata, per dare la possibilità ai bambini di riflettere. Esiste un principio fondamentale per mettere in atto le regole, ed è quello del dialogo e dell’ascolto. I grandi sembrano non avere più tempo per instaurare un confronto con i ragazzi, la modernità ci spinge a fare tutto di fretta, non c’è tempo per soffermarsi sulle cose, sui particolari, così si finisce per non parlare più e per dare tutto per scontato”.
Quando parla di regole si riferisce ai limiti?
“Sì, dare degli alt ai bambini è necessario per fargli capire fino a dove possono spingersi. Se non ci sono regole o limiti, non ci sono confini, e io bambino mi perdo e mi sento nel vuoto. I nostri figli spesso ci sfidano per vedere dove possono arrivare, ma non dobbiamo mai dimenticare che hanno bisogno di essere contenuti. Pensiamo a un musicista, la sua creatività non è sinonimo di confusione, ma il risultato di anni di studio, di costanza e di disciplina. Per creare bambini liberi, ci vogliono le regole”.
Questa sera giocherà con gli adulti che parteciperanno al suo incontro.
“Darò loro una serie di materiali-stimolo, creeremo insieme momenti di riflessione, chiederò anche di raccontare i giochi che facevano da piccoli, le regole e il gusto di trasgredirle. E’ importante anche essere irriverenti mentre si gioca, anche imbrogliare, perché così si sperimenta in un contesto protetto, qualcosa che sarebbe controproducente mettere in pratica nella vita. Si pensi alla bambina di quattro anni che mette in fila tutte le sue bambole e fa la maestra, oppure a quella che li sgrida, questo è un modo per prendere coscienza di cose che realmente gli succedono, è un modo per mettersi alla prova in situazioni difficili”.
A che età le regole diventano importanti?
“Sono sempre importanti, a seconda dell’età ci si può opporre alle regole, è il caso del bimbo di due anni che sta formando la propria identità, a quattro anni invece che cresce il giudizio morale e spesso è il bimbo stesso a ricordare le regole, infine l’adolescente addirittura le forza, ma noi tutti ci muoviamo sempre in relazione alle regole”.
E se quell’adolescente diventa un adulto che continua a forzarle?
“Nel caso diventi genitore deve cambiare. Per insegnare le regole di un gioco, bisogna prima di tutto rispettarle. Non possiamo dire ai nostri figli che non si guarda la Tv mentre si cena, se poi noi ci alziamo a rispondere al cellulare. Ciò che possiamo fare per i nostri figli e per le nuove generazioni è insegnargli a stare al mondo essendo noi stessi dei modelli comportamentali, e la chiarezza e la coerenza sono elementi imprescindibili per un buon risultato”.

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