Il bambino piange, strilla, fa capricci. E noi, che cosa dobbiamo fare? Martedì 5 novembre alle 11 al centro commerciale Esp di Ravenna (via Bussato) le psicologhe Elisa Resta e Valentina Monti, che stanno portando avanti il progetto “Bimbi e genitori appena nati”, faranno una sperimentazione. Si incontreranno con i genitori e i loro bambini da zero e tre anni per parlare del tema “Il pianto del nostro bambino”. Un incontro non canonico, fatto di scambi di consigli e suggerimenti, esperienze vissute e condivisione. Una formula nuova, vista anche la presenza dei bambini. Ce ne parla Elisa Resta. 
Perché proprio il pianto come tema del vostro primo incontro?
“Perché è uno degli argomenti che suscita maggiori dubbi e paure. Le reazioni dei genitori davanti al pianto dei bambini sono il frutto di stati d’ansia che rievocano fantasmi o fantasie apparentemente dimenticati, che a loro volta richiamano i nostri pianti infantili e le modalità che utilizzavano con noi i nostri genitori”.
Visto che non è un incontro informativo, quale scopo vi prefiggete?
“Vogliamo stimolare la curiosità, parlando delle funzioni positive del pianto, dei significati che può avere”.
Per esempio?
“Nel neonato il pianto espande i polmoni, libera le vie respiratorie, quindi aiuta lo sviluppo fisico e fisiologico. Inoltre è l’estremo opposto dello stato di sonno, quindi arricchisce la gamma delle situazioni che il bambino vive ed esprime. Senza contare che per i piccoli che non parlano, il pianto è l’unico modo per comunicare. Bisogna avere la giusta pazienza, la giusta empatia e la giusta capacità di ascolto per capirne la causa. Quando i bambini crescono, il pianto può veicolare un’emergenza, un dolore, una sofferenza che non vanno liquidati in fretta ma interpretati”.
Insomma: lasciamo piangere i nostri bambini. Questo il messaggio?
“In modo contestualizzato, sì. Anche se il pianto destabilizza gli adulti, anche perché viene categorizzato come qualcosa di negativo, bisogna fare il salto e ricordarsi che dietro c’è un’emozione. In quanto tale, è legittimo”.
C’è la tendenza dei grandi a metterlo a tacere con ciucci e minacce?
“Sì, come se si potesse insegnare a non piangere. Sopprimere un’emozione è sbagliato. Quel bambino, da adulto, potrebbe non essere in grado di gestire le proprie emozioni, potrebbe essere portato a nasconderle”.
Come la mettiamo sui pianti notturni? I genitori in genere si dividono tra quelli favorevoli a lasciar piangere i bambini affinché si abituino a dormire da soli e quelli che al minimo vagito li prendono in braccio.
“Ogni rigidità è sbagliata. Bisogna scegliere una via di mezzo, essere più flessibili ed elastici. Tante volte ci fossilizziamo sulla nostra volontà di imporci. Alcuni libri come ‘Fate la nanna!’ stanno creando polemica per questo. Perché danno ricette, quando invece è importante la soggettività di ogni situazione”.
In questo articolo ci sono 2 commenti
Commenti:
A parte che “fate la nanna” è stato ritrattato dall’autore stesso.
credo personalmente che il pianto di un bambino vada accolto e consolato SEMPRE. altro che “fa bene” (a parte quello alla nascita)
questo incontro mi inquieta abbastanza con queste premesse.
Concordo con Paola! Un neogenitore anche se all’inizio è piuttosto disorientato deve LUI imparare a riconoscere le esigenze del PROPRIO figlio…e questo avviene solo con amore, dedizione e taaaaantissima pazienza…Questo approccio alla Bettelheim mi sembra un po’ semplicistico….reagisco così perchè mi suscita ricordi dell’infanzia….mah…forse più semplicemente bisognrebbe riconoscere ai bimbi il diritto di piangere e fare in modo, noi come genitori, e come avviene in tante altre culture di garantire il benessere psicofisico di nostro figlio in modo che non abbia la necessità di piangere spesso. E questo a partire dal fatto che i bambini hanno bisogno più della presenza dei genitori, dei nonni, degli amichetti, degli animali che di tonnellate di giocattoli iper tecnologici o di surrogati materni…
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