Se i pannolini di marche diverse in realtà sono identici: le scoperte di un papà di Bologna

Prendete dallo scaffale due pacchi di biscotti di marche diverse, leggete in quale stabilimento sono prodotti, consultatene le tabelle nutrizionali. Se le informazioni coincidono andate a casa e fate assaggiare un biscotto di un pacco e uno di un altro ad un familiare. Sono identici? Bene, quei due prodotti sono gemelli. Così è iniziato, un po’ per gioco, il progetto di Raffaele Brogna, il 31enne romano trapiantato a Bologna che nel 2010 ha dato vita a “Io leggo l’etichetta”. In un momento di crisi in cui risparmiare sulla spesa può davvero fare la differenza nella vita delle famiglie, l’idea del giovane esperto in comunicazione ha ottenuto subito grandi riscontri da parte degli utenti.

Perché davvero ci illumina su come dirottare i nostri acquisti. In modo semplice: rendendoci, cioè, consapevoli di quello che compriamo.
Raffaele, nasce da un evento scatenante “Io leggo l’etichetta”?
“No, sono sempre stato molto attento alla spesa, sia dal punto di vista del prezzo che della qualità, fino a che sono stato attratto dall’indicazione sullo stabilimento di produzione. Vie e numeri civici, in molti casi, erano gli stessi in prodotti diversi. Poi sono passato agli ingredienti, alle tabelle nutrizionali. Scoprendo l’esistenza di molti prodotti gemelli. Come nel gioco del memory, ho iniziato con questa specie di gioco che consisteva nell’abbinare le informazioni”.
Nello stesso supermercato?
“No, per logiche di marketing i prodotti gemelli non vengono venduti sempre nello stesso posto. Magari trovi gli stessi biscotti con un marchio al Conad e con un altro al Lidl. Solitamente quello di marca ha il prezzo più alto. Ma quando l’assaggi ti accorgi che è uguale. Mi sono divertito a bendare mia moglie per farle assaggiare le cose. Spesso siamo influenzati dall’aspetto esteriore degli alimenti, dal packaging. Ad occhi chiusi è meglio”.
Lo scopo di leggere l’etichette è spendere meno? O c’è dell’altro?
“Il risparmio è uno degli obiettivi del mio progetto. Gli altri sono la qualità e la consapevolezza. Il consumatore compra ciò che vuole ma sarebbe bene fosse informato, cosciente e quindi libero. Nel caso della cioccolata spalmabile, per esempio, io scelgo quella con il burro di cacao, evito quella con gli oli vegetali. Spendo di più ma opto per la qualità. Altre volte prediligo il risparmio”.

Raffaele Brogna

Quando due prodotti sono realizzati nello stesso stabilimento sono per forza identici?
“La verità sta nel mezzo, a volte sì e altre no. Per questo è importante informarsi. Serve, alla lunga, ad attivare un rapporto diretto tra produttori e consumatori, cosa che in genere manca. Se ci si unisce, si ha potere: e si può dire ad una determinata azienda, per esempio, di non usare più olio di palma. C’è una finalità anche etica”.
La tua vita come è cambiata, con tutte queste informazioni in mano?
“Siamo più attenti, sprechiamo meno, mangiamo meglio. Ho due bambini piccoli, la grande ha cinque anni e il piccolo un anno e mezzo. Sui prodotti per l’infanzia c’è tanto da sapere: i pannolini Coop, per esempio, sono prodotti dalla Huggies. Gli omogeneizzati Coop da Hipp. E il latte Conad da Granarolo”.
La mappatura potrebbe essere infinita…
“Io l’ho avviata grazie alla banca dati Wiki, che funziona come Wikipedia. Il consumatore può inserire e modificare le schede. Questo lavoro va fatto insieme, io sono il fondatore di ‘Io leggo l’etichetta’ ma come consumatore valgo uno al pari degli altri”.
Come possono fare sentire la propria voce, ancora, le persone?
“Firmando per esempio la petizione contro l’eliminazione dell’indicazione dello stabilimento di produzione dalle etichette. Se ce la tolgono, addio tracciabilità. Si parla tanto di tutela del Made in Italy: il consumatore ha il diritto di sapere se un prodotto è italiano oppure no. Poi magari sceglie quello straniero: ma lo fa con cognizione di causa”.

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