Lutto in gravidanza o dopo il parto: il vuoto culturale lo colma “Ciao Lapo”

“E adesso farete un altro figlio?”. “Dai, non ci pensare”. “Adesso che hai avuto un altro bambino, devi pensare a lui”. Il problema è proprio lì: vuoto culturale. Di fronte ad un lutto durante e dopo la gravidanza, il mondo fuori è impreparato. Per colmare quella lacuna è nata Ciao Lapo Onlus, l’associazione con sede a Prato che si occupa di dare sostegno a 360 gradi a chi ha subito un lutto perinatale. Il raduno nazionale si terrà l’11, il 12 e 13 ottobre al Giardino degli Angeli di Castel San Pietro Terme (il programma è qui). Il 15 ottobre alle 17, nella Corte del Castello di Guiglia (Modena,) si terrà invece un’iniziativa emiliano-romagnola in occasione della giornata mondiale dedicata al babyloss awareness (la consapevolezza della perdita del bambino). Il fatto che Ciao Lapo sia radicata su tutto il territorio nazionale lo si capisce parlando con Nicoletta, ravennate trapiantata a Forlì: mamma di un bimbo di poco più di un anno, ha vissuto nel 2010 la perdita della bimba che portava in grembo alla 22esima settimana.
Nicoletta, quando hai scoperto che Ciao Lapo poteva aiutarti?
“Dopo qualche mese dalla perdita della mia bambina, alla quale è seguito purtroppo un aborto spontaneo nel primo trimestre di gravidanza. Grazie a internet, entrando nel forum dell’associazione, ho conosciuto Claudia Ravaldi, la presidente. Un medico che insieme al marito Alfredo, anche lui medico, cerca di far crescere la cultura dell’accoglienza e del sostegno di fronte al lutto perinatale su tutto il territorio nazionale. Insieme si occupano della formazione degli operatori negli ospedali, hanno dato vita a gruppi di auto mutuo aiuto anche on line, gestiscono i volontari che seguono le iniziative e, tra le altre cose, tutta la burocrazia che accompagna un’esperienza come quella che ho vissuto io”.
Per esempio?
“Richiedere alcuni documenti. Può sembrare una banalità ma non lo è affatto”.
Perché?
“Perché le strutture non sono preparate ad occuparsene. Io sono stata seguita e accolta bene all’ospedale di Forlì, mi è stato proposto il supporto degli psicologi e non mi è stato fatto mancare nulla. Ma ci sono aspetti ancora poco considerati, come il saluto al bambino o la scelta sulla sepoltura. Tutto viene fatto in maniera un po’ sbrigativa. Anche dove c’è un buon personale, certi passaggi non sono gestiti come una donna forse si aspetterebbe o avrebbe diritto. Senza contare la solitudine che si vive dopo, al ritorno a casa”.
Tu quale percorso hai deciso di seguire?
“Io mi sono affidata ad uno psicoterapeuta di mia fiducia, ma solo in un secondo momento. All’inizio, subito dopo la perdita, sentivo il bisogno di stare da sola con i miei pensieri, di piangere, di guardare in faccia il mio dolore. Più avanti, grazie a Ciao Lapo, sono entrata nei gruppi di genitori e poco a poco mi sono liberata anche di certe fissazioni, di certi pensieri che mi facevano sentire diversa. La condivisione in questi casi è davvero fondamentale”.
A distanza di tre anni, viene da chiederti se da un dolore così se ne esce…
“S’impara a vivere con la presenza e allo stesso tempo l’assenza dei nostri bambini. Si impara a dar loro un posto. Il dolore si trasforma, non c’è dubbio. Si inizia a vedere una luce anche nel buio”.
E la coppia, che fine fa in tutto questo?
“Io e mio marito ci siamo uniti ancora di più. Ci siamo ricostruiti. Dopo aver fronteggiato la malformazione che la nostra bambina aveva e poi la sua morte, abbiamo dovuto in qualche modo ricominciare e questo ci ha avvicinati. Le difficoltà non sono mancate nemmeno durante la gravidanza successiva, perché ogni controllo, ogni visita era fonte di grande apprensione”.

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Commenti:

  1. Ho perso mio piccolo angelo Gabriel ogni giorno r piango X non averlo più qui c me….domani saranno 3. Mesi e un dolore imenso

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