Ragazzino suicida perché omosessuale. L’Arcigay di Ravenna: “La scuola è la chiave della prevenzione”

Il caso del ragazzino che la settimana scorsa si è tolto la vita a Roma per via delle discriminazioni subite in quanto gay (o presunto tale) ha aperto una riflessione anche all’interno dell’Arcigay Frida Byron di Ravenna, che sul tema della prevenzione nella fascia di età dell’adolescenza sta lavorando da tempo. La presidente Tania “Noanda” Moroni non è convinta che le famiglie, in casi come questi, chiudano gli occhi di fronte a fatti evidenti: “Prima di tutto l’adolescenza è un’età particolare, in cui l’orientamento sessuale non sempre è ancora definito e dare etichette può essere fuorviante. Non solo: credo che alcuni genitori abbiano gli strumenti per capire certe dinamiche e altri, semplicemente, non li abbiano”.

Il sostegno della famiglia conta eccome, questo sì. Ma non basta: “Prendiamo ad esempio le discriminazioni che subiscono gli stranieri. La società li può rifiutare perché appartenenti ad un’etnia diversa ma quando rientra a casa, un senegalese sarà un senegalese, accolto dalla famiglia. Un omosessuale no, non sempre trova dentro la famiglia una compensazione all’intolleranza che subisce fuori”.

Ecco, allora, che la chiave di volta diventa la scuola. E a Ravenna lo si sa bene visto che due anni fa una professoressa ha ricevuto una sanzione disciplinare dell’Ufficio scolastico regionale dopo aver detto in classe, in presenza di una ragazza che aveva manifestato un orientamento sessuale che l’insegnante probabilmente non accettava, che l’omosessualità è una malattia e porta all’inferno. Arcigay, da allora più che mai, ha deciso di intervenire negli istituti superiori, con una serie di laboratori che nel corso dell’anno scolastico 2012/2103 sono stati tenuti al Callegari, all’Olivetti e all’Itis. Esperienza che con molte probabilità verrà replicata a partire da settembre: “Il ruolo della scuola è fondamentale. Le famiglie, soprattutto oggi che sono costrette a barcamenarsi tra diverse occupazioni vista la crisi, hanno meno tempo di seguire i figli. Ma la scuola d’altro canto deve fare uno scatto e non fare rima più solo con lezione, interrogazione, cattedra ma con educazione in senso lato”.

Ma il problema è culturale e ampio. Manca, e non è un dettaglio, una legge contro l’omofobia: “Molti dicono che gli omosessuali vogliono essere uguali agli etero però vogliono una legge tutta per loro. Ma non è così: alla legge Mancino che vieta diversi tipi di discriminazioni vanno solo aggiunti i termini ‘orientamento e identità sessuale'”. Difficile? “Forse sì in una società che non fa che etichettare le persone. Avete mai sentito parlare di intersessuali? Non sono bisessuali, no. Sono persone che nascono con caratteristiche anatomiche sia maschili che femminili. Ma nessuno lo dice”.

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