Avete mai provato a chiedere a un ‘consumatore tecnologico’ se ha già visto il nuovo telefonino della… Con gli occhi spiritati vi risponderà: “Sì, è eccezionale. Me lo compro domani, perché ieri sono andato da technoworld e mi hanno detto che arrivava oggi”.
L’acquisto deve essere portato a termine in brevissimo tempo: come il disperato ultimo tentativo di salvare il mondo in un film catastrofico, o la ricerca di un bagno quando si ha un attacco di diarrea. Perché non si sa mai: si potrebbero esaurire le scorte o venire un maremoto più un’eruzione che spazzino via la civiltà. E con essa i telefonini. 
Il ‘consumatore tecnologico’ non ha ripensamenti: quello che gli piace lo deve acquistare, perché l’affermazione sociale passa dal numero di oggetti che si possiedono e, ancora di più, dal livello di tecnologia.
Non importa se li usa o no; o se un giorno, trovando uno strano meccanismo in un cassetto, si domanda a cosa diavolo serve. E mentre cerca di utilizzarlo come un depilatore da naso, perché dall’apparenza a quello sembra servire, scopre che in realtà è un apriscatole.
Il ‘consumatore tecnologico’ non può avere ripensamenti: perché il giorno dopo in cui si è aggiudicato l’ultima meraviglia della tecnica sicuramente uscirà una versione aggiornata dello stesso prodotto. È il motivo per cui quando esce da un negozio ha lo stesso terrore delle dame dell’alta società, che andando a un ricevimento temono di scoprire che un’altra possa sfoggiare un vestito simile al loro.
La sua casa pare la sala di controllo della Nasa, solo che alla Nasa hanno meno apparecchiature. Non si può mai ottenere il buio completo: una volta, durante un black out, grazie alle lucine degli stand by è stato possibile fare atterrare un paio di voli di linea. Se ti invita per cena, è bene andarci un’ora in anticipo: così si potrà finire la visita guidata fra televisori al plasma, computer che sono anche lettori musicali, lettori musicali che sono anche telefoni, telefoni che sono anche vibratori, se utilizzati con cautela.
Nella sua auto, a parte tenere il volante – ma si sta attrezzando anche per evitare quest’inutile fatica – tutto il resto è elettronico. E ne magnifica le prestazioni: “Ieri sono andato a Mezzarighetta: il navigatore mi ha portato in piazza senza problemi. Avrei potuto guidare bendato”. “E cosa ci sei andato a fare a Mezzarighetta?” “Niente. Non sapevo neppure dov’era. Ma vuoi mettere quando ci sono arrivato?”. Il primo visitatore dal tempo dell’occupazione nazista, probabilmente…
Il ‘consumatore tecnologico’ è conosciuto anche come ‘portafoglio selvaggio’. Detesta lavorare ma lo sopporta al fine di procurarsi il denaro indispensabile a nutrire l’ossessione. Nel suo tempo libero lo si può trovare, allo stato brado, nei negozi di prodotti tecnologici. Del resto non si può essere compratori compulsivi di forme di pecorino o sementi per il giardino. Ma con tecnologie sofisticate, o capi d’abbigliamento esclusivi. Perché? Perché se ne deve parlare, ci si deve potere bullare dell’acquisto. “Hai visto il mio ultimo chilo di spinaci?” Oppure: Cosa ne dici: è il modello 2.0 del pigiama a righe”. Non funzionerebbe.
Il ‘”consumatore tecnologico” è in genere di sesso maschile: non guarda i prodotti, li adora, immaginandosi già di possederli. Li palpa, li accarezza, provocando nel coniuge un’inconsolabile malinconia. Chi è sposato con un ‘consumatore tecnologico’ , infatti, tende a rivalutare antiche forme di rapporto economico, come il baratto o il pagamento in natura.
Il senso profondo di questo fanatismo è che non conta l’oggetto, ma ciò che rappresenta il possederlo. Come ci si colloca socialmente. Il desiderio di possedere ogni nuovo prodotto ha creato il transumante dei centri commerciali: si muove isolato, alla caccia del modello 3.4 di un cellulare o un televisore al plasma con schermo a 360 gradi. Che è anche un feticista dell’oggetto. Guardatelo quando è insieme a voi: mentre vi parla o finge di ascoltarvi: le sue dita si muovono rapide sulla tastiera del telefonino perché non sia mai detto che non esplori tutte le funzioni di una simile meraviglia. E quando dorme il suo inconscio si vendica: nel sogno è in un luogo dove è costretto ad abbassare il finestrino con la manovella per chiedere la strada e alla sera, per comunicare con sua moglie, deve usare i segnali di fumo. Un incubo.
Tratto dal libro di Gianni Bessi e Paolo Pingani, Siamo tutti fanatici
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