Adolescenti: molta passione, poca fiducia nelle istituzioni

Motivati, coinvolti, appassionati ma poco fiduciosi nelle istituzioni. Sono questi gli adolescenti di oggi. Non tutti, ovviamente. Siamo a Santarcangelo di Romagna, dove una decina di ragazzi tra i 16 e i 17 anni hanno da poco concluso un percorso davvero singolare insieme al Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna – sede di Cesena. Della ricerca-azione avviata in collaborazione con il Comune si parlerà domani, venerdì 22 febbraio, dalle 15 alle 19, al convegno “Adolescenti: adulti in via di costruzione” in programma alla sala Marvelli della Provincia di Rimini (via Campana, 64). E’ Elvira Cicognani, docente di Psicologia sociale, a parlarne.
Professoressa, come avete fatto a coinvolgere il gruppo di ragazzini?
“Dopo avere fatto una prima diagnosi del territorio di Santarcangelo in termini di bisogni dei giovani, il sindaco ha inviato una lettera a tutti gli adolescenti, invitandoli nella sala del Lavatoio. Lì abbiamo lanciato la proposta di formare un gruppo di ragazzi che, a partire dai propri interessi, avrebbero lavorato in modo attivo sulle proposte da fare agli enti locali. Quelli che hanno aderito si sono dati un nome: GAS, cioè Giovani a Santarcangelo”.
Come avete lavorato?
“Li abbiamo formati sulle metodologie di ricerca e loro hanno stilato un questionario che hanno chiamato ‘passionario’: lo hanno distribuito nelle scuole e negli altri luoghi frequentati dai loro coetanei. Sono riusciti a raccoglierne circa 400. Poi hanno fatto un resoconto e nel giugno dello scorso anno lo hanno presentato in Comune”.
Che cosa è emerso, dal loro lavoro?
“Sono emerse due proposte. La prima riguardava la realizzazione di una messa in scena dei risultati della ricerca a livello musicale e teatrale. La seconda, la formazione di una consulta giovanile”.
Si è concretizzato qualcosa?
“Lo scorso ottobre i ragazzi hanno davvero portato in scena uno spettacolo nel quale hanno raccontato le loro passioni, al parco Clementino. Quello è stato il punto finale del progetto, che purtroppo si è concluso”.
Che cosa le dispiace?
“Dopo aver sollecitato e sostenuto questi ragazzi, non possiamo certo abbandonarli. E’ un dovere etico, da parte nostra, continuare a seguirli. E sono loro i primi a chiamarci per chiedere di fare altre cose. Siamo in contatto con la fondazione Francolini Franceschi che ha finanziato la ricerca-azione insieme alla Provincia di Rimini. Speriamo di coinvolgere i GAS in altre iniziative”.
Che cosa resta, di questa esperienza?
“Resta il fatto che i ragazzi sono molto interessati ma da soli hanno poche capacità organizzative, vanno seguiti. Non solo: percepiscono le istituzioni come poco interessate a loro, quindi partono prevenuti”.
Avete riscontrato delle criticità durante il percorso?
“E’ stato difficile combinare gli incontri: i ragazzi devono studiare, fanno sport, a fine anno scolastico avevano le ultime interrogazioni, erano stanchi, volevano andare in vacanza. Ma all’inizio di agosto, con un caldo incredibile, c’erano tutti ad organizzare lo spettacolo. E’ stata una grande soddisfazione”.

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