Una donna tradita uccide il proprio uomo: Sabrina Impacciatore domani sera sul palco dell’Astra

Una donna sola, in mezzo ad un palco, che racconta di essere arrivata ad uccidere il proprio uomo dopo che per anni ha sopportato di essere tradita. Nel giorno di San Valentino mai ci fu amore più vuoto e struggente come quello che Sabrina Impacciatore porterà domani sera alle 21,15 al Teatro Astra di Bellaria (viale Paolo Guidi, 77/E). Lo spettacolo “E’ stato così”, tratto dall’omonimo libro di Natalia Ginzburg per la regia di Valerio Binasco, è un momento di dolore anche per la stessa attrice.
Qual è la difficoltà maggiore nel calarsi nei panni di una donna così complessa come la protagonista di “E’ stato così?”
“Io lavoro con emozioni vere e la difficoltà maggiore, ogni sera su quel palcoscenico, è quella di raggiungere lo stesso coinvolgimento emotivo, il che comporta un grandissimo dispendio di energie psicofisiche e un altissimo livello di concentrazione”.
Sabrina Impacciatore in che cosa le assomiglia di più?
“Nel suo inesauribile bisogno di assoluto, nel suo essere una sognatrice, nel non tollerare una vita nella menzogna e a volte anche in certi tratti ossessivi del personaggio”.
Il fatto che in scena ci sia solo una donna, senza l’uomo che le fa da controparte, la carica d’importanza o, al contrario, la fa apparire come una vittima?
“La donna che interpreto è in realtà di base un carnefice perché è colei che uccide, e uccide proprio un uomo. Ma il raccontare e rivivere il suo tormento d’amore, la sua ossessione di gelosia, le continue umiliazioni subite dal compagno, la dipingono sia come vittima che come vendicatrice della verità”.
Il tradimento è la chiave della sofferenza della donna o nasconde ferite molto più grandi?
“Penso che il tradimento sia una ferita dell’ego e dell’amor proprio che accomuna sia gli uomini che le donne perché intacca le nostre sicurezze e ci connette con la paura di essere sostituibili e poco amabili. Inoltre il tradimento è connesso con l’atavica paura dell’abbandono che accomuna gran parte degli esseri umani”.
Che cosa le ha insegnato o fatto capire, il testo della Ginzburg, sull’amore?
“Che è sempre sbagliato innamorarsi di un’assenza. Che per amore dell’altro non bisogna mai rinunciare alla propria dignità. Che in una storia d’amore l’altro non deve mai diventare il centro esclusivo del tuo mondo e del tuo esistere”.
In questo periodo si parla molto di violenza sulle donne. Qui c’è una donna che arriva ad uccidere il suo uomo. Dove sta l’attualità di questo spettacolo?
“Nella differenza tra il modo di uccidere di una donna e quello di un uomo. Spesso l’uomo uccide per prendere possesso in maniera definitiva del proprio oggetto d’amore e non sempre soffre di rimorsi. La donna che interpreto invece, nell’uccidere il proprio compagno firma col sangue la propria dannazione. Inoltre il suo estremo atto di violenza è la conseguenza di continue violenze psicologiche subite”.

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