Estate, spiaggia, happy hour. Non più quelli dell’imbrunire ma quelli della sera dopo cena, prima della discoteca. Anche io ci vado. Ed è un po’ come osservare i miei coetanei da dentro e da fuori. A Marina di Ravenna, di 16 e 17enni, ce ne sono tanti che vanno per bere. E devo dire che di controlli sull’età, al bancone di certi stabilimenti balneari, nemmeno l’ombra. E così di minorenni che comprano birre o ‘shottini’ a volontà ne vedo schiere. E se capita che il barista ti chieda se hai diciotto anni, di stratagemmi per sfuggire alla domanda te ne inventi finché vuoi: mandi l’amico maggiorenne a fare incetta di bevande o le compri al supermercato e te le porti dietro.
Ma forse non è nemmeno questo il punto. Il punto è che non tutti bevono perché amano l’alcol. Molti bevono per farsi belli, grandi. E tra gli ubriachi, cari genitori, sapeste quanti ne vedo di falsi. Perché evidentemente fa figo anche fingere di stare male, di essere in procinto di vomitare. Poi, chiaro, ce ne sono parecchi di quelli che oltrepassano il limite, bevendo molto di più di quello che riescono a reggere. E quindi, di spettacoli impietosi, se ne vedono assai.
Per carità, capita a tutti di alzare un po’ il gomito. Ma farlo per prassi è un po’ ridicolo. Sarà che certi miei coetanei nemmeno sanno cosa sia il coma etilico? A volte ho l’impressione di sì. A me è bastato vedere un ragazzo a terra, una volta, per spaventarmi a vita.
Lo so che voi, mamme e papà, a vederci brilli vi agitate parecchio. Ma forse, dal canto vostro, dovreste evitare di minacciarci che non usciremo più. Non serve a molto. Vi confesso che tra quelli della mia età, non mancano quelli che discutono sulle tecniche per evitare che voi vi accorgiate che hanno bevuto. Insomma, aprite gli occhi.
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